Da sinistra: Ferrari, Daneo, Bagnasco e Bossoni
Conferenza stampa lo scorso 30 gennaio
VERCELLI – É stato presentato, in una conferenza stampa che si è svolta il 30 gennaio, il Comitato civico per il No alla riforma Meloni-Nordio costituitosi a Vercelli. A spiegare le motivazioni di questa scelta sono stati Giacomo Ferrari (presidente ANPI Vercelli), Cesare Daneo (presidente ACLI Provincia di Vercelli), Sergio Bagnasco (Direttivo Nazionale CDC)e Valter Bossoni (segretario generale Cgil Vercelli Valsesia).
“Il Comitato ha scelto di evidenziare nella propria denominazione l’origine governativa di questa riforma costituzionale: per la prima volta nella storia repubblicana una proposta di riforma costituzionale conclude l’iter parlamentare approvando lo stesso identico testo iniziale. Alla maggioranza parlamentare è stato “suggerito” di non presentare emendamenti e tutti gli emendamenti delle opposizioni sono stati dichiarati inammissibili. Riecheggia lontano lo spirito costituente di Calamandrei: “Nella preparazione della Costituzione il governo non deve avere alcuna ingerenza””, hanno spiegato.
“FATTA DAL POTERE, SERVE SOLO AL POTERE…”
“Questa riforma è definita nei modi più bizzarri … riforma della giustizia, riforma sulla separazione delle carriere … e comprendiamo la difficoltà di dire “riforma dell’ordinamento giurisdizionale” ma senza ricorrere a formule capziose basterebbe spiegare che è una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura. E che riforma: un’autentica demolizione del CSM! Questa riforma non incide sui tempi della giustizia civile e penale; non rafforza le garanzie del cittadino; non destina maggiori risorse alla Giustizia; non garantisce la certezza della pena e la funzione “rieducativa” della pena”-
A che serve allora questa riforma costituzionale? Affermano i rappresentanti del Comitato: “Fatta dal Potere, questa riforma serve al Potere per indebolire la magistratura privandola del CSM, vale a dire dell’organo costituzionale posto a presidio delle prerogative della Magistratura. La riforma rompe l’unità della magistratura per creare due autonomi CSM, uno parlerà in nome dei giudici e l’altro in nome dei procuratori; nessuno potrà agire in nome dell’intera magistratura che di fatto non esisterà più come ordine unitario. Nella malaugurata ipotesi di conferma di questa sgrammatica deforma costituzionale avremo minori garanzie per il cittadino perché il terribile PM sarà valutato da un collegio in cui i colleghi procuratori – rigorosamente indifferenziati e sorteggiati – saranno in maggioranza assoluta. Stessa sorte spetterà ai giudici”.
“OPERA DI DEMOLIZIONE DELLA MAGISTRATURA”
“A completare l’opera di demolizione della magistratura, formalmente “ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, contribuisce la nuova Alta Corte disciplinare che assume la funzione disciplinare oggi di competenza del CSM. Il titolare esclusivo dell’azione disciplinare, in base al nuovo testo costituzionale, sarà il Ministro della Giustizia … però non troverete scritto in Costituzione che la magistratura sarà controllata dal potere politico … ma nemmeno la costituzione iraniana o russa dichiara una cosa simile. Nella Costituzione della federazione russa all’art. 120 leggete che i giudici sono indipendenti; all’art 121 che i giudici sono inamovibili; all’art. 122 che i giudici sono inviolabili. Possiamo quindi tranquillamente adottare la costituzione russa”.
“RIFORMA CHE COMPROMETTE L’AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA”
“Questa riforma costituzionale serve a mettere in riga i magistrati che non remano nella direzione voluta dall’esecutivo, perché questo è il compito dei magistrati secondo l’illuminata presidente Meloni. Esattamente ciò che il Potere si attendeva dalla magistratura nel precedente regime: la giustizia era amministrata nel nome e nell’interesse del Re! Grazie alla Resistenza e all’Antifascismo, grazie al mondo democratico cattolico, liberale, socialista … oggi abbiamo la Repubblica in cui la giustizia si amministra nel nome del Popolo! In difesa della Costituzione, della Giustizia, della Democrazia noi diciamo No! No a questa riforma che compromette l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura”, hanno concluso i relatori.

