Ruggero Vigliaturo
VERCELLESE | Il dibattito sul progetto nell’ex centrale Galileo Ferraris
TRINO – Il dibattito sul data center previsto nell’area dell’ex centrale Galileo Ferraris di Trino deve basarsi su dati verificabili, analisi tecniche e metodo scientifico. A sostenerlo è Ruggero Vigliaturo, professore associato e presidente del Corso di laurea in Monitoraggio ambientale, tutela e ripristino del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino.
Vigliaturo interviene dopo aver letto alcune lettere e considerazioni pubblicate online sul progetto, precisando di non voler esprimere una posizione favorevole o contraria. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sui criteri che dovrebbero accompagnare il confronto pubblico su un’infrastruttura di questa portata: «Vorrei inoltre ricordare che esistono solide Linee guida dell’UE per i data center, una Direttiva sull’efficienza energetica, un Regolamento delegato UE e relativo Codice di Condotta UE per i data center».
Secondo il docente, è necessario mantenere distinti i dati disponibili, le elaborazioni teoriche e le conclusioni che possono essere tratte. «La discussione sui possibili impatti ambientali ed energetici è non solo legittima, ma doverosa. Tuttavia, è essenziale distinguere con chiarezza tra dati, elaborazioni teoriche e conclusioni», afferma Vigliaturo.
Uno dei temi al centro del confronto riguarda il possibile consumo elettrico del campus. Alcune valutazioni sono state ottenute moltiplicando la potenza massima prevista, pari a 400 megawatt, per tutte le ore dell’anno.
«Il mero esercizio di matematica elementare è corretto, ma rappresenta esclusivamente uno scenario teorico di funzionamento continuo alla massima potenza. Dal punto di vista tecnico, tale valore non può essere assunto come previsione del consumo reale. I grandi campus di data center vengono infatti realizzati per fasi successive, il loro carico cresce progressivamente con l’occupazione delle infrastrutture e la potenza installata non coincide automaticamente con quella mediamente assorbita».
Vigliaturo invita alla prudenza anche nei confronti tra il valore teorico, i consumi elettrici della provincia di Vercelli e la produzione fotovoltaica piemontese. Il sistema nazionale, osserva, funziona attraverso una rete interconnessa, nella quale produzione e domanda vengono bilanciate su un territorio più ampio.
Per valutare l’effettivo impatto dell’insediamento serviranno analisi sulla capacità della rete, sugli interventi di potenziamento, sulle modalità di approvvigionamento, sull’efficienza energetica e sulle prescrizioni che saranno definite durante il percorso autorizzativo.
Il professore interviene inoltre sull’ipotesi che il nuovo campus possa “annullare la transizione energetica”: «Una conclusione di tale portata richiederebbe studi scientifici, modelli energetici e valutazioni indipendenti che, nella lettera, non vengono presentati. In assenza di tali elementi, essa rappresenta una legittima opinione personale, ma non può essere considerata una conclusione tecnica».
Questo richiamo al rigore, precisa Vigliaturo, non significa rinunciare a un esame critico del progetto. Il fabbisogno energetico, il consumo delle risorse, gli effetti ambientali e territoriali e le possibili ricadute socioeconomiche dovranno essere valutati con trasparenza dagli enti competenti, sulla base della documentazione progettuale e delle normative vigenti.
«Proprio per questo ritengo che il contributo dell’informazione debba essere quello di favorire un confronto fondato su dati verificabili e metodologie corrette, evitando che scenari teorici vengano percepiti come conseguenze inevitabili. Il rischio, altrimenti, è quello di alimentare un allarmismo che non aiuta i cittadini a comprendere la reale complessità della questione».
La richiesta è dunque quella di mantenere il confronto pubblico aperto, ma ancorato a elementi concreti e documentati.
«Su temi di questa importanza, il territorio ha bisogno di un dibattito serio, documentato e rispettoso del metodo scientifico. Solo così sarà possibile valutare il progetto con equilibrio, distinguendo i rischi reali dalle ipotesi e le evidenze dalle opinioni».
A.B.


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