La ex Polioli
ATTUALITÁ – Sos Santhià Obiettivo Salute ETS-ODV ha presentato le proprie osservazioni
VERCELLI – Un aumento del 300% del flusso emissivo di formaldeide, il dichiarato aggravio del rischio preesistente previsto dalla normativa Seveso e la necessità di valutare le pressioni ambientali complessive sul territorio. Sono le principali criticità evidenziate da Sos Santhià Obiettivo Salute ETS-ODV sul progetto Alcoplast di Vercelli.
Le osservazioni, firmate dalla presidente Paola Bertona, sono state trasmesse alla Regione Piemonte, alla Provincia e al Comune di Vercelli e ad Arpa nell’ambito del procedimento autorizzativo regionale.
Il progetto presentato da Alcoplast riguarda il revamping del termovalorizzatore esistente e l’introduzione di due nuovi processi produttivi dedicati alle resine melamminiche e al Bis-MPA.
L’associazione non contesta in linea di principio l’ammodernamento tecnologico dello stabilimento, ma ritiene necessarie nuove verifiche prima della conclusione dell’iter.
«L’Associazione, pur non contestando in via di principio la possibilità di ammodernamento tecnologico degli impianti industriali esistenti, ritiene che il progetto presentato, per la sua complessità intrinseca — che combina il revamping di un impianto di termovalorizzazione con l’introduzione di due nuove linee produttive basate sull’impiego di formaldeide, sostanza classificata cancerogena di categoria 1B — richieda un supplemento di istruttoria e integrazioni documentali su specifici e puntuali profili di seguito illustrati, a garanzia della massima tutela della salute pubblica e dell’ambiente nel territorio vercellese».
FORMALDEIDE DA 175 A 701 CHILI ALL’ANNO
Dalla documentazione richiamata nelle osservazioni risulta che il progetto comporterebbe un aumento del flusso di massa emissivo della formaldeide da 175 a 701 chilogrammi all’anno. L’incremento sarebbe direttamente riconducibile alle nuove linee produttive.
Sos Santhià sottolinea che questa sostanza non viene rilevata in modo continuo dalle stazioni fisse della rete regionale e che non è disponibile una serie storica di dati ambientali locali. L’associazione chiede quindi che venga prescritta l’installazione di sistemi di monitoraggio continuo al camino del termovalorizzatore e a quelli delle nuove linee. I risultati dovrebbero essere pubblici e consultabili.
Viene inoltre sollecitata una campagna di misurazione della qualità dell’aria nei punti più vicini allo stabilimento, da effettuare prima dell’avvio dell’attività e successivamente con cadenza periodica.
La valutazione del rischio sanitario, riferita nella documentazione alla Clinica Santa Rita, distante circa 1.600 metri, dovrebbe essere estesa anche alle zone residenziali più vicine, collocate a circa 900 metri a nord.
RISCHIO SEVESO E PIANO DI EMERGENZA
Il documento si concentra anche sull’aggravio del rischio preesistente ai sensi della normativa Seveso III, per il quale è necessario il Nulla osta di fattibilità del Comitato tecnico regionale.
Sos Santhià domanda che il Rapporto di sicurezza aggiornato e l’esito dell’istruttoria vengano resi pubblici insieme alla documentazione della Valutazione di impatto ambientale e non dopo l’eventuale autorizzazione.
L’associazione chiede inoltre di conoscere gli scenari incidentali legati allo stoccaggio e alla movimentazione di formaldeide, propionaldeide e perossido di idrogeno, oltre alle possibili conseguenze nelle condizioni meteorologiche più sfavorevoli.
Tra gli interrogativi sollevati figura anche l’eventuale aggiornamento del Piano di emergenza esterna e la conseguente informazione alla popolazione.
GLI IMPATTI CUMULATIVI
Secondo Sos Santhià, l’analisi ambientale non dovrebbe limitarsi al confronto tra la situazione precedente e quella successiva all’intervento nel solo stabilimento Alcoplast.
La valutazione dovrebbe comprendere le altre fonti emissive presenti nell’area industriale vercellese, la contaminazione storica della falda nel sito e gli ulteriori stabilimenti a rischio collocati in un raggio di circa 50 chilometri.
Nel documento viene richiamato anche il procedimento relativo al termovalorizzatore A2A di Cavaglià, distante circa 30 chilometri. Il progetto era stato giudicato non compatibile dalla Provincia di Biella, ma il diniego è stato impugnato davanti al Tar Piemonte.
Per l’associazione, l’eventuale ripresa dell’iter renderebbe necessaria una valutazione congiunta delle possibili ricadute dei due impianti di combustione presenti nello stesso bacino territoriale.
ALTERNATIVA SENZA LE NUOVE PRODUZIONI
Sos Santhià domanda anche di approfondire la cosiddetta “alternativa zero rafforzata”: realizzare il solo revamping del termovalorizzatore per il recupero energetico, rinunciando alle nuove linee Bis-MPA e resine melamminiche.
Questa comparazione consentirebbe di distinguere l’impatto dell’ammodernamento da quello prodotto dalle nuove lavorazioni chimiche, alle quali viene attribuito l’aumento della formaldeide e una parte del maggiore carico sul depuratore.
Le osservazioni riguardano infine le acque superficiali e sotterranee. L’associazione chiede i dati storici sul Colatore Aiav-Roggia Molinara di Larizzate, maggiori controlli sullo scarico nei periodi di irrigazione delle risaie e informazioni sul funzionamento della barriera idraulica utilizzata per contenere la contaminazione preesistente della falda.
LA RICHIESTA DI UN’INCHIESTA PUBBLICA
Tra le richieste finali figurano la pubblicazione almeno semestrale dei dati ambientali in formato aperto e l’avvio di un’inchiesta pubblica con la partecipazione di Asl, Arpa, associazioni e comitati.
Sos Santhià chiede alle autorità competenti di tenere “in debita considerazione, nella valutazione complessiva, il principio di precauzione di cui all’art. 301 del D.Lgs. 152/2006, stante la presenza di una sostanza cancerogena Cat. 1B in un incremento significativo di flusso emissivo in un’area già gravata da pregresse criticità ambientali”.
A.B.

