Polemiche per il portavoce che vorrebbe il sindaco di Trino
VERCELLESE – Le considerazioni di un cittadino
VERCELLI – Riceviamo e pubblichiamo
Sono Fausto Cognasso e, se riterrà opportuno pubblicare questa mia nuova lettera, ancora una volta vorrei condividere con i suoi lettori alcune riflessioni su una questione che interessa il mio piccolo paese, Trino.
Prima, però, mi permetta alcune precisazioni: quando mi firmo come cittadino trinese, lo faccio esclusivamente in questa veste e non a nome o per conto di gruppi o associazioni, pur se a me care; da questo punto di vista, qualora vi fossero repliche, mi farebbe piacere che tenessero conto di tale circostanza. Il mio attivismo da scrivano nasce esclusivamente dal senso civico che mi porta a seguire le vicende amministrative locali e, quando lo ritengo necessario, a criticarne scelte e decisioni. Infine, questo dinamismo letterario non ha alcun significato politico-amministrativo, per essere molto chiaro, lungi da me l’idea di «preparare il terreno» per una eventuale discesa in campo alle prossime elezioni comunali trinesi del 2028. Ho già dato e non ho alcuna intenzione di reiterare il tentativo.
Archiviate queste premesse, veniamo al punto: giovedì 27 agosto, con la Delibera di Giunta n. 130, «Indirizzi per l’affidamento dell’incarico di portavoce del sindaco e della giunta ai sensi dell’art. 7 della Legge 7 giugno 2000, n. 150», la Giunta comunale trinese al completo, «con voti unanimi favorevoli resi per alzata di mano», ha deliberato uno stanziamento di 58.000 euro per l’incarico del futuro portavoce, relativo ai 22 mesi che mancano alla conclusione del mandato, presumibilmente il 30 giugno 2028.
La delibera è corretta? Formalmente sì. Ma la domanda che dovremmo porci è un’altra: era davvero opportuna? A mio modesto avviso, no! È vero che Trino è spesso al centro dell’attenzione mediatica, ma restiamo pur sempre una piccola cittadina, con meno di 6.700 abitanti. Il primo cittadino, che svolge il proprio mandato a tempo pieno, è pressoché onnipresente sui media: giornali, radio, televisione e social. Non gli sfugge nulla e, quand’anche qualche intervento esterno dovesse vederlo distratto, ci pensa la moltitudine di acritici fedeli a riportarlo immediatamente sul pezzo.
Quindi, perché questa novità del portavoce? Tra i compiti indicati nella delibera per questa figura troviamo «il presidio e la cura dei contatti con le testate giornalistiche locali, regionali e nazionali (stampa scritta, web, TV, radio e agenzie)», ma questi contatti, a giudicare da quanto vediamo quotidianamente, sono già ampiamente garantiti. Anche «la redazione e la diffusione tempestiva di comunicati e posizioni ufficiali dell’Amministrazione» non sembra rappresentare una necessità particolarmente urgente.
Quanto invece al «fornire affiancamento e supporto strategico alla gestione delle notizie, interviste e situazioni di potenziale crisi mediatica o scadenze urgenti» e al «monitorare costantemente i temi di interesse strategico per l’Ente», confesso di avere qualche difficoltà a comprenderne la concreta necessità, sono formulazioni che possono certamente sostenere l’idea dell’incarico e della relativa spesa, ma che, a mio avviso, dicono tutto e nulla, mi scuso anticipatamente con la giunta trinese per il termine che userò, ma, per me, sono fuffa.
Il sindaco Pane, è abbastanza evidente, soffre le critiche, anche quelle di alcuni “poveri scappati di casa” come il sottoscritto, e temo che, in qualche maniera, con il supporto del portavoce, pensi di poter sfuggire alle polemiche e a un coinvolgimento in prima persona rispetto ai problemi di Trino. Sbaglierò di sicuro, ma credo che i trinesi non sentissero un bisogno così impellente di spendere 58.000 euro per queste esigenze dell’Amministrazione.
Sindaco e assessori «pesano» sul bilancio comunale per 140.874 euro all’anno, come risulta dalla Delibera di Giunta n. 78 del 15 giugno 2023, «Determinazione dell’indennità di funzione del sindaco e dei componenti della giunta comunale. Quinquennio amministrativo 2023-2028. Disposizioni». Il primo cittadino percepisce un’indennità di 48.024 euro annui ai quali vanno sommati, come indennità aggiuntiva di fine mandato, altri 4.002 euro, il tutto per un costo annuale di 52.026, mentre alla vice-sindaco e agli altri tre assessori spettano complessivamente 88.848 euro (24.012 euro alla vice-sindaco e 21.612 euro a testa per i tre assessori). Al netto delle trattenute fiscali e contributive, mi pare che le indennità percepite dagli amministratori avrebbero potuto, anzi, dovrebbero consentire loro di svolgere serenamente anche quelle funzioni di comunicazione che ora si è deciso di delegare a un portavoce, evitando così una nuova spesa a carico della collettività.
Le mie parole e il mio pensiero, naturalmente, valgono poco o nulla, l’iter, peraltro, è già talmente avanti che sul sito del Comune è stato pubblicato «l’Avviso pubblico per il conferimento di portavoce […]» per la presentazione delle candidature, con scadenza alle ore 12,00 del 21 settembre p.v.
Malgrado ciò, vorrei provare, almeno per una volta, a essere un po’ nazionalpopolare, si potrebbe, per esempio, mettere in relazione questa spesa con l’aumento della retta, pari a 3 euro al giorno, recentemente varato dall’A.P.S.P. Sant’Antonio Abate, la R.S.A. locale, un aumento che comporterà un aggravio di 1.095 euro all’anno per ciascun ospite. Con 58.000 euro avremmo potuto evitare tale aumento a quasi 53 ospiti della struttura (58.000 / 1.095 = 52,97).
Al netto di questa mia piccola deriva populista, per la quale porgo immediate scuse e che propongo esclusivamente come termine di paragone, mi sento di poter affermare che anche alcuni elettori di Pane — quelli che non sanno soltanto dirgli «bravo», ma che, quando necessario, sanno essere critici nei confronti delle sue decisioni — potrebbero convenire con me sul fatto che questa spesa poteva e, forse, doveva essere tranquillamente evitata.
Per gli altri, i Pro Pane, solidali con «Daniele» a prescindere, quelli che mugugnano, ma rigorosamente in silenzio, quasi partecipassero al coro a bocca chiusa della Madama Butterfly di Puccini, e, infine, gli ignavi, quelli che si rifugiano sempre e comunque dietro al qualunquistico e tranquillizzante «sono tutti uguali», possiamo chiuderla così, chiedendo aiuto al Sommo Poeta, «[…] non ragioniam di lor, ma guarda e passa» (Divina Commedia, Inferno, Canto III, verso 51). Grazie, Direttore, per l’ospitalità che ancora una volta vorrà concedermi.
Fausto Cognasso (cittadino trinese)

