Giorgio Felici, presidente Confartigianato Imprese Piemonte
ATTUALITÁ – Il confronto sulle regole che definiscono il settore
TORINO – Crescere, innovare e ampliare i mercati senza perdere la propria natura artigiana. È il principio al centro dell’intervento di Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, che replica alle dichiarazioni dei vertici di Confindustria sulla riforma della disciplina dell’artigianato.
Per Felici, la revisione della Legge Quadro deve tenere conto dei cambiamenti intervenuti nei processi produttivi, nell’organizzazione delle attività e nell’utilizzo delle tecnologie. Il numero degli addetti, sostiene il presidente, non può essere l’unico elemento attraverso cui definire l’identità di un’impresa.
“La Legge Quadro che disciplina l’artigianato è da rivedere, non solo alla luce dei parametri europei, ma perché è obsoleta: ha oltre quarant’anni ed in questi decenni per l’artigianato le cose sono molto cambiate. Si sono modificati i processi produttivi, c’è la necessità di gestire il ricambio generazionale e per rimanere competitivi gli artigiani sono chiamati a coniugare tradizione e innovazione, a guardare ai mercati esteri e ad usare le tecnologie di ultima generazione. Inoltre, contribuiscono a definire l’azienda artigiana anche l’apporto diretto del titolare al lavoro e la connessione territoriale ai paesi, città o piccoli centri di appartenenza. Se si considera un limite squisitamente dimensionale, si crea un danno a tutta una filiera che anche sotto il profilo dell’immagine trae un vantaggio importante a definirsi artigiana. Non si può punire una realtà artigiana che vuole crescere e che ha allargato il mercato. È una battaglia di buon senso e di dignità”.
La critica a Confindustria riguarda soprattutto la rappresentazione del settore, che secondo Felici non rispecchia l’evoluzione delle aziende e il loro investimento nella digitalizzazione.
“La visione di Confindustria – continua Felici – ci sembra miope e obsoleta in quanto legata ad un’idea dell’artigianato che non esiste più. Le nostre imprese si sono evolute, non ci sono più botteghe polverose paragonabili a quella di Mastro Geppetto, ma utilizzano la IA, sono digitalizzate, crescono dimensionalmente, pur mantenendo la loro peculiarità di artigiane”.
Limiti dimensionali, concorrenza e contratti di lavoro sono gli altri punti affrontati nella replica. Il presidente respinge l’ipotesi che l’aggiornamento richiesto possa produrre disparità tra imprese, maggiori oneri pubblici o una riduzione delle garanzie per i dipendenti.
“Per questo vogliamo un ammodernamento della Legge Quadro, – conclude Felici – in grado di garantire la crescita delle imprese nel rispetto della loro natura artigiana. Non chiediamo che vengano introdotti interventi di distorsione tra imprese che operano sullo stesso mercato ma di considerare la dimensione d’impresa come una modalità coerente con l’artigianato di oggi. Inoltre, si tratta di interventi che non comportano né disparità di trattamento tra imprese né un aggravio di costi per il bilancio dello Stato. Infine, non pensiamo che con la revisioni della Legge quadro si determini il cosiddetto “dumping salariale” dovuto al passaggio delle imprese con 49 addetti al contratto nazionale del lavoro artigiano, in quanto il Ccnl dell’artigianato prevede tutele e welfare per i lavoratori”.
A.B.

