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POLITICA – Alberto Deambrogio interviene sulla proposta Sacchetto e solleva interrogativi
VERCELLI – Una moratoria immediata sui data center e un ripensamento del modello di sviluppo dell’intelligenza artificiale. È la richiesta di Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista per il Piemonte e la Valle d’Aosta, che interviene sulla proposta di legge di Sacchetto. Una presa di posizione che riguarda anche Trino, dove dovrebbe sorgere uno degli impianti, richiamato nell’intervento insieme a quello di Moncalieri.
Secondo Deambrogio, il provvedimento punta soprattutto ad attrarre infrastrutture digitali, lasciando aperti interrogativi sulle condizioni ambientali da imporre e sui benefici per i territori.
«La PdL di Sacchetto – dichiara Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista per il Piemonte e la VdA – non è propriamente una legge sui limiti ai Data Center. È soprattutto una legge di promozione dell’ecosistema regionale dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali, nella quale i Data Center vengono considerati una componente strategica da attrarre. La domanda fondamentale diventa: la sostenibilità è una condizione per poter costruire un Data Center oppure è un criterio per rendere più sostenibile un processo di crescita dei Data Center che la legge considera comunque desiderabile? Dal testo, a nostro avviso, prevale nettamente la seconda impostazione».
Le critiche del segretario regionale investono la pianificazione territoriale, l’utilizzo delle risorse e i controlli democratici. Nel suo intervento vengono richiamati anche gli effetti della concentrazione di più impianti e il rapporto con la disponibilità di energia rinnovabile.
«Sempre secondo noi la proposta elimina davvero il pericolo di ulteriore consumo di suolo, e nemmeno la possibilità in futuro di monetizzare tale consumo. In seguito occorre far emergere che rispetto al rispetto integrale di Piani Regolatori, territoriali e d’area dei parchi non costruisce una garanzia forte e specifica. Non dice parole chiare sul consumo di acqua, non affronta adeguatamente il problema del calore e non pone limiti seri al rumore. Da ultimo è ancora deficitaria da molti punti di vista perché non affronta il nodo dell’effetto cumulativo dei Data Center, così come i problemi della rete elettrica, non impone limiti se non ci sono sufficienti energie rinnovabili e neanche a impianti di grossa taglia come i cosiddetti hyperscale. Non favorisce una Intelligenza Artificiale diffusa, decentralizzata, utilizzabile direttamente dalle persone e non si pone il tema della redistribuzione degli utili prodotti con i dati di tutte e tutti noi, segnando un palese deficit anche sul terreno dei controlli democratici».
Per Rifondazione, il confronto deve dunque riguardare anche chi avrà accesso alla capacità di calcolo, ai dati e ai vantaggi prodotti dall’IA. È in questo quadro che Deambrogio formula la richiesta di sospendere lo sviluppo degli impianti e cita i progetti di Trino e Moncalieri, ai quali attribuisce un fabbisogno energetico particolarmente elevato.
«Il problema – conclude Deambrogio – non è soltanto dove costruire i Data Center e quanto consumano (magari con l’ausilio di nuove e pericolose centrali nucleari), ma quale modello di IA vogliamo costruire: un modello centralizzato, oppure un modello nel quale capacità di calcolo, dati, conoscenza e benefici dell’IA siano progressivamente riportati nella disponibilità delle comunità, dei cittadini, della ricerca pubblica e dei territori. In ogni caso tutte queste sono domande per ora inevase. Serve una moratoria subito. Se pensiamo che i Data Center di Trino e Moncalieri, tanto per fare un esempio, si mangerebbero da soli tutta l’energia rinnovabile prodotta in Piemonte, vediamo quanta necessità ci sia di ripensare tutto».

