Alcuni momento della conviviale dell'Accademia
La delegazione vercellese si è riunita all’Amarcord per la Cena Ecumenica
VERCELLI – Il pesce conservato come filo conduttore tra territori lontani, abitudini popolari e tradizioni religiose. È stato questo il tema della Cena Ecumenica dell’Accademia Italiana della Cucina, che giovedì 15 ottobre ha riunito la delegazione di Vercelli al ristorante Amarcord Cucina e Bottega, in piazza Cavour 5.

A fare gli onori di casa la delegata Paola Bernascone Cappi. L’appuntamento era dedicato al tema annuale del baccalà, dello stoccafisso e degli altri pesci conservati sotto sale, essiccati o affumicati nella cucina della tradizione regionale.
LE RICERCHE DI LUCA BRUSOTTO
Ad approfondire l’argomento è stato Luca Brusotto, accademico e direttore del Centro Studi Territoriale del Piemonte dell’Accademia Italiana della Cucina, che ha evidenziato le affinità tra ricette diffuse in diverse parti della penisola.

«Facendo una ricerca, ho notato che tante Regioni sono accumunate da ricette identiche – racconta -. Il baccalà in umido dimostra che la cucina italiana è nata “povera” ma “globale” molto prima che esistesse l’Italia unita. È un codice gastronomico comune, un filo conduttore che unisce la cultura contadina e quella marinara attraverso i secoli, i commerci e anche attraverso la cultura religiosa perché a partire dal Concilio di Trento (XVI secolo), la Chiesa impose i giorni di magro (la Quaresima, i venerdì e le vigilie), durante i quali era vietato consumare carne. Il baccalà divenne la soluzione perfetta per l’intera penisola».

Un collegamento che si ritrova anche nell’acciuga sotto sale, ingrediente radicato nella gastronomia piemontese e capace di raccontare una storia condivisa con la Sicilia.
«A 1500 Km di distanza, a Bagheria, in Sicilia, in provincia di Palermo, c’è il Museo dell’Acciuga – racconta Brusotto -. Le stesse acciughe si celebrano in Piemonte in valle Maira, a Celle di Macra, dove si trova il Museo degli acciugai, gli ancioué della valle Maira».

Dal Piemonte alla Sicilia, un alimento povero diventa così testimonianza di commerci e consuetudini che hanno avvicinato comunità geograficamente distanti.
La serata ha segnato anche l’ingresso di Enrico Gastaldi nell’Accademia, celebrato con la tradizionale cerimonia della spillatura.
A.B.

