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Sono state 61 ad aderire
VERCELLI – Riceviamo e pubblichiamo
Il 24 novembre 2025, 61 organizzazioni coinvolte nell’assistenza e tutela dei non autosufficienti si sono unite stipulando un “Patto di collaborazione” contenente proposte derivate dallo studio delle vigenti normative e dalle sempre più allarmanti segnalazioni di esperienze umane negative (discriminazioni, svantaggi, ostacoli) soprattutto nel campo dell’assistenza agli anziani con demenza.
Il testo parte dal presupposto che, sulla scorta di varie sentenze della Corte Costituzionale, (la prima risale al 2012 n. 4558), le rette addebitate alle persone con Alzheimer in strutture residenziali dovrebbero essere al 100% a carico del Servizio sanitario nazionale, considerando che l’assistenza rivolta ai non autosufficienti, in particolare con Alzheimer – 40% dei ricoverati in strutture – sia interamente di natura sanitaria.
Le normative attuali circa la compartecipazione delle spese è regolata dall’art. 30 DPCM 12 gennaio 2017 (LEA), ma nelle diverse Regioni non viene applicata in modo uniforme. Attualmente in mancanza di una norma interpretativa esplicita, l’applicazione del criterio di ripartizione delle spese del 50% a carico del Servizio sanitario, resta discrezionale ed alternata, anche a causa di un susseguirsi di norme dagli anni 80 del secolo scorso a tutt’oggi che hanno complicato la gestione e generato gravi disuguaglianze tra le Regioni, tra le singole strutture e tra i pazienti.
Il “Patto” per un nuovo benessere nel settore della non autosufficienza, afferma che l’intera normativa sulla compartecipazione alle spese a carico degli accolti nelle strutture residenziali, semiresidenziali e con assistenza domiciliare, debba essere rivista intervenendo sull’articolo 30 del Decreto 2017 sui LEA, anche per favorirne l’uniformità applicativa a livello nazionale.
Si propone tra l’altro di usare il termine “demenza” invece di Alzheimer, per estendere la tutela a tutte le forme di deterioramento cognitivo che comprende oltre 60 tipi di patologie degenerative gravemente invalidanti. E’ chiara l’urgenza di affrontare e risolvere la delicata questione di come suddividere i costi della non autosufficienza tra attore pubblico, individui e famiglie, perché sono sempre più numerosi i mancati o dilazionati pagamenti nelle RSA, non essendo più sostenibili i continui aumenti delle rette interamente a carico dei degenti.
Ricordiamo che in Piemonte i pazienti paganti hanno superato quelli che beneficiano della convenzione al 50%, sono cioè circa il 60% dei 33mila posti letto (Fonte SDA Bocconi). Crediamo sia sempre utile ribadire che l’universalismo del Servizio sanitario nazionale significa il riconoscimento di una condizione di bisogno clinico ed assistenziale elevato, a prescindere dalla situazione economica dei malati, con l’erogazione di cure e trattamenti dignitosi in ogni settore: ospedali e tutte le strutture che prendono sotto la loro tutela gli esseri viventi in situazioni di fragilità.
Trino, Gennaio 2026
Associazione culturale Gruppo senza Sede

