Giancarlo Locarni (foto La Voce Vercellese©)
Le dichiarazioni di Locarni
VERCELLI – Riceviamo e pubblichiamo
La mancata ratifica immediata dell’accordo UE-Mercosur (o meglio, il rinvio alla Corte di Giustizia UE deciso oggi con 334 voti a favore contro 324) rappresenta un momento di cui andare fieri, non un fallimento. È la dimostrazione che tenere la schiena dritta paga, anche quando la maggioranza del sistema sembra piegarsi.
Per anni abbiamo assistito a un pressing enorme: grandi multinazionali, capitali tedeschi affamati di materie prime, proclami di “geopolitica” e “autonomia strategica” usati come foglia di fico per aprire le porte a carne trattata con ormoni, soia da deforestazione selvaggia e prodotti agricoli coltivati senza rispettare gli standard ambientali, sanitari e di benessere animale che noi europei ci siamo dati con fatica.
Molti governi, lobbisti e persino pezzi della Commissione hanno scelto la via comoda: chinare il capo, firmare in fretta, accettare compromessi al ribasso pur di non scontentare i partner forti o i grandi exportatori industriali. E invece il Parlamento europeo – pur diviso, pur sotto pressione di trattori fuori e di minacce di ritorsioni commerciali – ha detto no a questa logica prona. Ha scelto di fermarsi, di chiedere un parere giuridico alla Corte, di guadagnare tempo per verificare se questo accordo sia davvero compatibile con gli impegni climatici, con il Green Deal, con le nostre stesse leggi. Questo non è immobilismo: è rispetto di sé.
È il segnale che l’Europa può ancora permettersi il lusso di non svendersi al primo offerente, di non cedere alla narrazione del “tanto vale firmare perché tanto lo faranno gli altri”. È la prova che quando si difendono con coerenza standard elevati – ambientali, sanitari, di reciprocità vera – alla fine si può spostare l’ago della bilancia, anche contro pronostici e poteri consolidati.
Tenere la schiena dritta quando in tanti scelgono di stare proni paga perché rafforza la credibilità, ridà fiducia ai cittadini e agli agricoltori, e costringe chi negozia a fare di meglio. Non è una vittoria definitiva, ma è una vittoria morale e politica importante: dimostra che l’Europa non è (ancora) ridotta a un continente che si piega per paura o per convenienza. Può ancora permettersi di dire “non a queste condizioni”.
E questo, in tempi di deriva protezionista globale e di cedimenti su più fronti, è un messaggio potentissimo: chi resta in piedi non è perdente, è l’unico che può ancora negoziare da una posizione di forza e di dignità.
Gian Carlo Locarni – Lega Salvini

