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Una luna lettera di Fausto Cognasso
VERCELLI – Riceviamo e pubblichiamo
Buongiorno Sig. Direttore,
in questo periodo l’argomento principe dei bar e del mercato trinese è lo “sblocco” dei 17 milioni di euro dei cosiddetti fondi Scanzano a favore del Comune; ognuno ha la propria ricetta su come spenderli, cosa tutt’altro che semplice. Io non ho soluzioni in tal senso e quindi mi asterrò dal parlarne e vorrei cambiare paradigma. Con il suo permesso, signor Direttore, tornerei sull’impianto proposto da Ital Argille Srl per il recupero di rifiuti non pericolosi (135.000 Ton/anno di inerti) a ridosso dell’abitato, nell’ex area artigianale di via dei Tipografi, e visto che come cittadino iscritto a Legambiente, insieme ad altri tre, avevo deciso di partecipare al procedimento indetto dalla Provincia di Vercelli, presentando osservazioni in merito a quelle che per noi erano le maggiori criticità del progetto, ritengo corretto informare qual è lo stato dell’arte della pratica.
Intanto è bene ricordare che tutta la procedura è in capo alla Provincia di Vercelli, non al Comune di Trino, la quale, con Determina Dirigenziale n. 643 del 7 maggio a firma della Responsabile del Settore Ambiente, Servizio VIA, ha stabilito di assoggettare a Valutazione e Giudizio di Compatibilità ambientale il progetto.
Le motivazioni sostanziali delle osservazioni presentate sono da ricercare nelle carenze degli studi in materia prettamente ambientale e nella reale incidenza sulla salute umana, nonché – a giudizio dei quattro cittadini prima citati – per importanti e significative incongruenze in materia urbanistico-edilizia. Contrariamente a quanto dichiarato dalla ditta, cioè che l’intervento viene previsto nei lotti 1 e 2 del Piano per gli Insediamenti Produttivi (P.I.P.) del Comune di Trino, tale piano risulta decaduto sin dal 2016, non più valido da 10 anni! Le osservazioni presentate hanno raggiunto un primo importante obiettivo, l’assoggettamento a V.I.A., pertanto si potrebbe affermare “che tutto è bene ciò che finisce bene!“. Ma sarà proprio così?
Andiamo con ordine! Gli enti che hanno presentato le loro osservazioni sono stati: l’ASL di Alessandria, il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Vercelli, la Regione Piemonte, l’Arpa di Vercelli, l’Ente di gestione della Aree Protette del Po piemontese e, con circa 20 giorni di ritardo rispetto al termine (28 marzo 2026) stabilito, il Comune di Trino. Oltre ai contributi istituzionali, sono state presentate controindicazioni anche da parte di associazioni e privati cittadini e cioè: da 159 cittadini residenti e lavoratori nell’area interessata dal progetto e in aree limitrofe; da quattro cittadini iscritti al circolo di Legambiente del Vercellese e Valsesia; da Legambiente e Pro Natura del Vercellese Valsesia e VCO.
Solo due osservazioni, quella presentate dai quattro cittadini iscritti a Legambiente e, successivamente, quelle esposte dal Comune di Trino, si sono focalizzate su un aspetto, quello urbanistico-edilizio, che, come confermato dalla Provincia nella D.D. 643/2026, potrebbe risultare sostanziale e dirimente: se il progetto è conforme al piano regolatore di Trino c’è un elemento in più per poter ottenere una valutazione favorevole mentre, in caso contrario, l’intervento non può ottenere una valutazione positiva.
Secondo i quattro vale la seconda e, quindi, il progetto non avrebbe dovuto nemmeno essere valutato. Del resto, il fatto che il proponente abbia avviato la procedura di Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. dichiarando che l’area di intervento risulta inserita in un P.I.P. in vigore mentre risulta decaduto, rappresenta un elemento che, nel momento in cui viene confermato dallo stesso Comune di Trino, dovrebbe costituire un impedimento invalicabile per dar prosieguo alla richiesta stessa.
Il Comune di Trino che nelle proprie osservazioni ha ufficialmente convalidato l’avvenuta decadenza del P.I.P. nel 2016, ma non si è espresso sulla legittimità dei permessi a costruire che lui medesimo ha rilasciato nel 2024, ma se il P.I.P. era (è) decaduto, com’è stato possibile rilasciare dei permessi di costruire in forza di esso? Come sono stati possibili la realizzazione di nuove opere, il completamento delle urbanizzazioni e addirittura un nuovo capannone senza un piano convenzionato? Senza tutto ciò si poteva costruire? I quattro, nelle loro osservazioni del 27 marzo presentate alla Provincia di Vercelli e in un’ulteriore lettera del 30 aprile (ancora una volta inviata alla Provincia, al Comune di Trino e alla Regione Piemonte), hanno richiesto a questi enti di verificare: A) la possibile illegittimità dei titoli edilizi presupposti; B) l’incongruenza dello stato di fatto dei luoghi e della loro legittimità urbanistica non corrispondente alla realtà; C) l’insanabilità, ex post, di tali opere.
È parere di chi scrive, che il procedimento di assoggettabilità alla VIA non può prescindere dal controllo della legittimità urbanistica degli interventi precedenti e propedeutici all’insediamento dell’attività e anche la valutazione dell’impatto ambientale di tale attività che potrebbe essere ora attivata dalla stessa ditta, fondandosi su infrastrutture edilizie, per i quattro, illegittime e non sanabili, ciò comporterebbe, sempre a parere di chi scrive, una violazione dei principi di legalità, efficacia e buon andamento della Pubblica Amministrazione.
A fronte di tutto ciò, i medesimi cittadini, hanno chiesto alla Provincia di Vercelli, in qualità di autorità competente: 1) di dichiarare l’improcedibilità dell’istanza; 2) di disporre l’immediata archiviazione dell’istanza di verifica di assoggettabilità alla VIA e, infine, 3) di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica ed agli uffici di vigilanza edilizia qualora ravvisassero i presupposti per il riscontro di reati edilizi in ordine ai lavori autorizzati con i due permessi di costruire del 2024 che la ditta dichiara in corso di esecuzione.
La Provincia di Vercelli con una nota dell’8 maggio, ha risposto comunicando “[…] che il procedimento di assoggettabilità a V.I.A. […] ha come specifico perimetro la valutazione circa la possibile sussistenza di impatti significativi sull’ambiente […]. Inoltre, afferma che “[…] tale procedimento non costituisce procedura autorizzativa dell’intervento e non si sostituisce ai distinti procedimenti di competenza alle amministrazioni preposte alla verifica della conformità urbanistico-edilizia, dalla legittimità dei titoli eventualmente rilasciati e dell’esercizio delle funzioni di vigilanza di settore”. Domanda: ma chi è il soggetto deputato alla verifica di legittimità dei titoli edilizi rilasciati dal Comune di Trino se non il Comune stesso che, però, nelle sue osservazioni/contributo del 16 aprile, si è dimenticato di affrontare l’argomento? La nota richiamata prosegue rappresentando “[…] che con D.D. 643/2026 la Provincia di Vercelli ha concluso il procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA relativo al progetto in oggetto, disponendone la sottoposizione alla Valutazione di Impatto Ambientale […]”. E poi ancora: “Nel corso dell’istruttoria sono stati comunque esaminati anche i profili relativi alla localizzazione e alla coerenza urbanistico-territoriale, sulla base dei contributi pervenuti, tra cui quello reso dal Comune di Trino, che ha evidenziato la necessità di chiarire il corretto inquadramento urbanistico-edilizio e attuativo dell’area interessata dal progetto […]”.
Il contributo istruttorio del comune di Trino, dopo aver certificato la scadenza temporale del P.I.P. nel 2016, ha, tra l’altro, dichiarato che “sotto il profilo edilizio il nuovo impianto di recupero dei rifiuti non può essere soggetto a variante di un precedente permesso a costruire […] ma dovrà […] sottostare all’autorizzazione unica disciplinata dall’art. 208 del D.Lgs. 152/2006 (Codice ambiente), fatta salva la previa stesura di un nuovo strumento urbanistico”.
A differenza di quanto richiesto dagli iscritti di Legambiente, il contributo comunale non ha analizzato la necessità o meno di proporre la sospensione o l’improcedibilità con immediata archiviazione del procedimento. A modestissimo parere di chi scrive, con il richiamo alla necessità di “[…] stesura di un nuovo strumento urbanistico” da parte della ditta, parrebbe che si possano porre le condizioni, una sorta di “via d’uscita”, per poter chiudere positivamente anche gli errori comunali relativi al rilascio dei permessi a costruire del 2024.
Nonostante la determina provinciale che, come detto, assoggetta il progetto a Valutazione di Impatto ambientale, sempre gli stessi quattro, sempre loro, hanno inviato alla Provincia un’ulteriore nota dove, oltre a ribadire le proprie tesi, rilanciano il timore che il “Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale” (PAUR) che potrebbe attivare la ditta, a cui si fa riferimento nella determina stessa, comporterebbe anche, oltre ad autorizzazione all’esercizio dell’attività di recupero di rifiuti inerti non pericolosi, una variante (automatica?) al Piano Regolatore Comunale, bypassando così la necessità di approvazione preventiva dello strumento urbanistico convenzionato sopra richiamato, negando, in questo modo, la possibilità da parte della cittadinanza di Trino di partecipare al processo democratico previsto dalla legge regionale urbanistica che prevede la possibilità di presentare osservazioni rese nel pubblico interesse.
Mi scuso per la lunghezza di questo scritto, esso nasce dalla necessità di informare i cittadini, soprattutto quelli che potrebbero avere la sorte di vivere accanto all’impianto, che l’assoggettamento a VIA del progetto presentato non significa che esso verrà cassato (come molti ritenevano che avesse già dovuto essere) ma solo che si allungano i termini di verifica del medesimo; esso potrebbe ancora essere approvato e questa volta senza che alcuno possa dire e fare più nulla, se non rivolgersi agli organi di giurisdizione, o ordinari o amministrativi, o a entrambi. Per quanto su esposto ritengo quindi che sia presto per cantare vittoria.
Grazie, gentile Direttore, per l’ospitalità e per la stampa di questo comunicato che, malgrado la lunghezza, chiederei fosse integrale.
Fausto Cognasso (cittadino trinese, sottoscrittore con altri delle osservazioni inviate alla Provincia di Vercelli il 27/03 e delle note integrative di fine aprile e inizio maggio).

