Livio Berruti
SPORT | Nato a Torino, trascorse l’infanzia nel paese della Bassa Vercellese
VERCELLI – Il mondo dello sport italiano perde una delle sue figure più leggendarie. Livio Berruti è morto a 87 anni, dopo un periodo di malattia, in una clinica torinese. Il campione olimpico dei 200 metri ai Giochi di Roma 1960 lascia la moglie Silvia. I funerali sono previsti in forma privata.
Una scomparsa che tocca profondamente anche Vercelli e soprattutto Stroppiana, perché se Berruti era torinese per nascita, una parte fondamentale della sua storia personale apparteneva alla Bassa Vercellese.
Era nato a Torino il 19 maggio 1939, ma trascorse proprio a Stroppiana gli anni dell’infanzia, vivendo con i nonni fino al 1950. Lo aveva raccontato lui stesso molti anni dopo.
Non si trattò di un semplice ricordo dell’infanzia. Il rapporto con il paese continuò nel tempo: ancora molti anni dopo Berruti aveva casa a Stroppiana, luogo nel quale tornava e al quale rimase profondamente legato.
È quindi anche un pezzo della storia sportiva vercellese che se ne va.
LA LEGGENDA DI ROMA
La storia del campione iniziò quasi per caso. Berruti si avvicinò all’atletica nel 1955, durante gli anni del liceo Cavour di Torino. La sua prima passione era il tennis, ma le sue straordinarie qualità nella velocità finirono presto per indicargli un’altra strada.

E forse qualcosa era già nato proprio nelle campagne di Stroppiana. Nei ricordi della sua infanzia tornava spesso l’immagine del bambino che si divertiva a rincorrere i gatti. Ancora nel gennaio scorso, parlando delle Olimpiadi e del legame con il Vercellese, veniva ricordato quel ragazzino che, a casa dei nonni, correva dietro agli animali prima di diventare uno degli uomini più veloci del mondo.
Il momento che lo consegnò per sempre alla storia arrivò il 3 settembre 1960, allo Stadio Olimpico di Roma.
In semifinale corse i 200 metri in 20″5, eguagliando il primato mondiale. Poco dopo tornò in pista e ripeté lo stesso tempo nella finale, conquistando la medaglia d’oro davanti allo statunitense Lester Carney e ad Abdou Seye. Un risultato che trasformò Berruti in una delle icone dello sport italiano. Aveva appena 21 anni.
Quella corsa, affrontata con gli ormai celebri occhiali da sole, fece entrare il suo nome nell’immaginario collettivo. Berruti diventò il primo velocista europeo capace di conquistare il titolo olimpico dei 200 metri.
Quattro anni più tardi partecipò anche ai Giochi di Tokyo, dove chiuse quinto nei 200 metri, ancora primo tra gli europei.
STROPPIANA NON LO HA MAI DIMENTICATO
Il legame con Stroppiana è rimasto visibile anche materialmente. Il paese ha intitolato a Livio Berruti il proprio impianto sportivo comunale di via della Repubblica, ancora oggi conosciuto semplicemente come campo “Livio Berruti”.
E proprio al Comune di Stroppiana il campione aveva affidato alcuni dei ricordi della sua straordinaria carriera. Parlando pochi mesi fa del materiale conservato dopo Roma 1960, aveva ricordato: «Le scarpette invece le ho donate anni fa al Comune di Stroppiana».
Un rapporto che andava ben oltre le celebrazioni. Nel 2010 la Fidal lo definiva “torinese di nascita ma vercellese di adozione”, ricordandolo come storico padrino della Maratona del Riso e sottolineando come il percorso della manifestazione passasse da Stroppiana proprio in suo onore.
Anche Vercelli lo aveva ormai inserito a pieno titolo tra le proprie glorie sportive. Nella Hall of Fame dello sport vercellese, realizzata dal Comune per raccogliere i protagonisti di Vercelli e provincia che hanno lasciato un segno nello sport nazionale e internazionale, il nome di Livio Berruti figura per le imprese compiute tra il 1960 e il 1964.
Nel 2021 il Rotary Club Sant’Andrea, del quale Berruti era socio, gli aveva inoltre conferito a Carisio la Paul Harris Fellow, celebrando il sessantesimo anniversario della vittoria olimpica di Roma.
DALL’ATLETICA ALLA COMUNICAZIONE
Terminata la carriera agonistica, Berruti lavorò nel mondo della comunicazione. Una parte della sua vita professionale lo riportò anche nel territorio piemontese: lavorò nell’ufficio pubblicità della Ermenegildo Zegna a Trivero, prima di proseguire successivamente la propria attività professionale a Torino.
Nel 2006 tornò idealmente dentro il mondo olimpico, nella sua Torino: fu infatti tra gli otto italiani scelti per portare la bandiera olimpica durante la cerimonia di chiusura dei Giochi invernali.
A Roma il suo nome è inoltre inciso nella Walk of Fame dello sport italiano, mentre la sua vittoria del 1960 rimane una delle immagini più riconoscibili dell’atletica azzurra.
Ma per il Vercellese Livio Berruti è stato qualcosa in più di un campione olimpico da ammirare da lontano.
Era il bambino cresciuto a Stroppiana, il ragazzo che da quelle campagne partì prima di diventare l’uomo più veloce d’Europa, il campione che continuò a tornare nella casa e nei luoghi della propria infanzia anche quando il suo nome era già entrato nella storia.
Da oggi il campo sportivo che porta il suo nome avrà inevitabilmente un significato ancora più forte.
A.B.

