L'Info Point che sorgerà nell'area archeologica della "Ca' di rat"
VERCELLI | Il Comune integra il progetto Smart City con una nuova postazione interattiva outdoor
VERCELLI – La rinascita dell’anfiteatro romano di Vercelli è, senza troppi giri di parole, una bellissima cosa. Dopo decenni di progetti, tentativi, annunci, aste, aree invase dalla vegetazione e un patrimonio archeologico rimasto in gran parte nascosto, la prospettiva di restituire alla città la cosiddetta “Ca’ di Rat” sotto forma di vero parco archeologico rappresenta uno degli interventi culturali più importanti degli ultimi anni.
Questo, però, non significa che ogni spesa collegata al progetto debba automaticamente sottrarsi a una valutazione. E nell’ultima determinazione comunale ce n’è una che salta inevitabilmente agli occhi: 37.191,70 euro per un Info Point interattivo outdoor da collocare proprio nel futuro Parco Archeologico dell’Anfiteatro Romano.
La decisione compare nella determinazione numero 3145 del 23 luglio 2026, relativa al progetto “Smart City Info Point” di “Vercelli OSA”. L’atto dispone infatti l’integrazione del contratto già in corso per aggiungere una nuova postazione informativa presso l’area archeologica.
Il costo indicato è di 30.485 euro più Iva al 22%, che porta l’esborso complessivo a 37.191,70 euro. La stessa determinazione precisa che la proposta economica è stata ritenuta congrua «in relazione alla natura e alla complessità della fornitura richiesta».
E va detto chiaramente che non si tratta di acquistare semplicemente uno schermo e piazzarlo nell’area. Il Comune richiede una struttura adatta all’esterno e protetta dagli agenti atmosferici e dagli atti vandalici, un’interfaccia touch aperta al pubblico, alimentazione elettrica e connettività dedicate e, soprattutto, un apparato grafico, multimediale e di contenuti sviluppato specificamente per raccontare il contesto storico e archeologico dell’anfiteatro.
Resta però il numero: oltre 37mila euro per una singola postazione informativa. E, per quanto sofisticata e completa possa essere, è una cifra che appare quantomeno importante, se non sopra le righe, e sulla quale è più che legittimo soffermarsi.
Il dato assume ancora maggiore rilievo se confrontato con il contratto originario. Il progetto complessivo “Smart City InfoPoint” ha un quadro economico di 251.320 euro; nel dicembre 2025 la fornitura, installazione, configurazione e avviamento dell’Info Point del Polo Bibliotecario e di un altro punto esterno era stata affidata per 76.230,39 euro più Iva.
La nuova fornitura da 30.485 euro, al netto dell’Iva, equivale, come specifica lo stesso Comune, a circa il 40 per cento del valore del contratto iniziale. L’atto sottolinea che l’aumento resta comunque sotto il limite del 50% previsto dalla normativa per questa tipologia di modifica contrattuale.
Il Comune motiva inoltre la scelta di mantenere lo stesso operatore, Iconnect Solution Srl, con la necessità di assicurare continuità tecnologica, hardware e software tra le diverse postazioni, evitando duplicazioni nella progettazione e nell’integrazione dei sistemi.
Motivazioni amministrative e tecniche che sono messe nero su bianco. Ciò non toglie che, quando si spendono soldi pubblici, 37.191 euro per un Info Point restino tali. E che sia normale chiedersi se non fosse possibile ottenere lo stesso risultato, con identici standard di qualità e sicurezza, a un costo inferiore.
UNA VICENDA LUNGA DECENNI
La discussione sulla cifra non dovrebbe però oscurare il valore del progetto principale. L’anfiteatro, situato tra corso De Rege e viale della Rimembranza, risale al I-II secolo dopo Cristo ed è una delle testimonianze più importanti della Vercellae romana. La sua valorizzazione è un tema che ricorre nella vita cittadina da almeno vent’anni.
La strada per arrivare fin qui è stata tutt’altro che breve. Già nel 2007 l’allora amministrazione Corsaro aveva ipotizzato un progetto archeologico; un nuovo tentativo arrivò nel 2009, quando sembrava che la riqualificazione fosse ormai vicina, salvo poi arenarsi nuovamente. Negli anni successivi il tema tornò più volte all’attenzione della politica e delle associazioni cittadine.
La svolta arrivò nell’ottobre 2019, quando il Comune riuscì ad aggiudicarsi all’asta per 89mila euro circa 5.200 metri quadrati della “Ca’ di Rat”, area sulla quale si trovavano ruderi e strutture successive all’epoca romana ormai invase dalla vegetazione. L’obiettivo dichiarato era collegarla alla porzione già scavata dell’anfiteatro e inserirla nel percorso archeologico cittadino.
Una conquista particolarmente attesa da chi per anni aveva chiesto che la città si riappropriasse di quell’area e potesse finalmente valorizzare uno dei suoi tesori più importanti.
Un altro passaggio decisivo è arrivato con il PNRR. Il progetto ufficiale del Comune prevede un finanziamento di un milione di euro per la riqualificazione e bonifica della “Ca’ di Rat” e la realizzazione del parco archeologico.
Nel 2022 erano già iniziate le operazioni di pulizia dell’area e di preparazione alle nuove indagini. Gli scavi precedenti avevano riportato alla luce parte dei radiali e delle fondazioni degli ambienti di servizio dell’antica struttura, descritta come un’opera imponente e di forma ellittica.
Nel 2023 il Comune ha poi avviato anche gli interventi per la messa in sicurezza dell’edificio destinato ad antiquarium, tassello ulteriore del futuro sistema di valorizzazione. E ancora nel giugno 2026 gli atti dell’Albo Pretorio registravano una perizia di variante riguardante la realizzazione del parco archeologico, segno di un cantiere la cui vicenda amministrativa continua ad avanzare.
Il punto, allora, è proprio questo. Vercelli ha aspettato per troppo tempo il recupero dell’anfiteatro romano per non salutare con soddisfazione la sua rinascita. Trasformare un luogo dimenticato in un parco archeologico, raccontare la Vercellae romana e mettere finalmente a disposizione della città un patrimonio rimasto nascosto è un obiettivo che merita di essere sostenuto.
Proprio perché l’opera è importante, però, è altrettanto importante osservare con attenzione come vengono utilizzate le risorse. Un conto è investire per scavi, recuperi, sicurezza e valorizzazione di un monumento che potrà rimanere alla città per generazioni. Un altro è non interrogarsi davanti a una singola postazione informativa che arriva a costare oltre 37mila euro.
Le due cose possono tranquillamente convivere: essere felici perché l’anfiteatro romano sta finalmente tornando a vivere e, nello stesso tempo, ritenere che alcune voci di spesa meritino qualche domanda in più.
A.B.

