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SANITÁ | Critiche anche all’idea di spostare il baricentro dell’assistenza sulle cure domiciliari
TORINO – Torna al centro del dibattito piemontese la questione delle quote sanitarie nelle Rsa per gli anziani malati cronici non autosufficienti. Fondazione Promozione Sociale denuncia che, dei circa 33mila malati ricoverati nelle strutture piemontesi, soltanto 16.000 beneficerebbero della quota sanitaria, mentre gli altri 17mila sarebbero costretti a sostenere l’intera retta.
Secondo la Fondazione, la Giunta regionale guidata da Alberto Cirio non avrebbe assunto impegni sufficienti per ridurre la lista d’attesa, nonostante si tratti, secondo l’associazione, di prestazioni riconducibili ai Livelli essenziali di assistenza.
Critiche anche alle dichiarazioni di monsignor Vincenzo Paglia, favorevole a un maggiore ricorso alle cure domiciliari. La Fondazione contesta in particolare la frase: «In Italia abbiamo dimenticato che di letti ne abbiamo milioni: sono quelliIdelle case degli italiani».
Per l’associazione, il ricovero in Rsa non è una scelta di comodità, ma spesso nasce dall’impossibilità delle famiglie di gestire a domicilio condizioni di grave non autosufficienza.
Il punto viene riassunto così: “La promozione delle cure a casa non cancella l’inadempienza della Regione Piemonte sulle quote sanitarie Rsa.”
La Fondazione sostiene inoltre che l’assistenza domiciliare oggi disponibile sia insufficiente per molti malati cronici e ribadisce: “Benissimo progettare le cure domiciliari di domani (con gli utenti, speriamo), ma nel frattempo i Livelli essenziali come la quota sanitaria Rsa vanno garantiti. Punto. Nessuna scappatoia.”
Da qui l’appello alle famiglie a raccontare la propria esperienza e le difficoltà sostenute per il ricovero e il pagamento delle rette.
L’intervento è firmato da Maria Grazia Breda, Alessandro Bravetti e Andrea Ciattaglia.
A.B.

