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VALSESIA | L’opposizione chiama in causa l’Unione Montana
VARALLO – Un intervento immediato dell’Unione Montana dei Comuni della Valsesia per scongiurare la chiusura dell’Ufficio del Giudice di Pace di Varallo. È quanto chiedono Mario Casaccia, Marco Ricotti, Elisa Astori e Luca Cravanzola, i quattro consiglieri di opposizione del Comune di Varallo, attraverso un’istanza urgente protocollata il 14 agosto.
Il documento è indirizzato al presidente, alla Giunta e ai consiglieri dell’Unione Montana e, per conoscenza, al sindaco e al Consiglio comunale di Varallo. La richiesta è che l’Ente di secondo livello assuma direttamente l’onere finanziario e gestionale necessario al mantenimento dell’ufficio, distribuendo successivamente i costi tra tutti i Comuni in maniera equa e proporzionata alla popolazione.
IL SISTEMA DELLE CONVENZIONI VOLONTARIE NON HA RETTO
Secondo i firmatari, l’Ufficio del Giudice di Pace rappresenta un presidio di legalità fondamentale per cittadini, professionisti e imprese della valle. La sua presenza consente di accedere più facilmente alla giustizia civile e penale minore, evitando soprattutto agli anziani e a chi vive nelle zone montane più disagiate lunghi spostamenti fino al Tribunale di Vercelli.
Il sistema delle convenzioni volontarie tra i Comuni, però, non avrebbe più retto. I costi del servizio sono stati anticipati e garantiti dal Comune di Varallo, mentre soltanto poche amministrazioni hanno aderito concretamente. Per il 2026, stando ai dati riportati nell’istanza, l’Unione Montana ha stanziato 5mila euro e l’Ordine degli Avvocati altri 2mila. I contributi delle singole municipalità aderenti ammontano complessivamente a 6.193,99 euro.
IL DISIMPEGNO DI BORGOSESIA E QUARONA
Nella ricostruzione dei quattro consiglieri, il progressivo disimpegno economico del territorio avrebbe reso insostenibile il modello. Nel documento viene evidenziato il caso di Quarona, che non avrebbe mai contribuito al servizio, mentre Borgosesia avrebbe ritirato un sostegno economico considerato sostanziale. Sarebbero rimasti fuori anche diversi centri dell’alta Valsesia e della Val Mastallone. A garantire il proprio apporto sarebbero stati soprattutto alcuni piccoli Comuni, con la significativa eccezione delle amministrazioni della Val Sermenza.
Casaccia, Ricotti, Astori e Cravanzola contestano quindi quella che definiscono la giustificazione ufficiale della possibile chiusura: «Le spese sono troppo alte e Varallo non può più accollarsele da sola». Secondo i consiglieri, il problema sarebbe stato provocato dal venir meno della solidarietà tra le amministrazioni della valle e da un eccessivo campanilismo.
La situazione, intanto, avrebbe raggiunto un punto di non ritorno. La comunicazione con la quale il Comune di Varallo preannunciava la necessità di chiudere l’ufficio, in mancanza di condizioni economiche sostenibili, è stata trasmessa anche al Ministero della Giustizia. Il Dicastero avrebbe già fornito le indicazioni necessarie per portare avanti la procedura di chiusura definitiva.
LO STATO NON INTERVERRÁ
«Lo Stato non interverrà: l’iter di smantellamento è già tracciato dal punto di vista burocratico», si legge nell’istanza.
Per fermare la procedura, i consiglieri chiedono all’Unione Montana di assumere con la massima urgenza, già dall’esercizio in corso, le spese complessive di mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace. La seconda proposta riguarda l’istituzione di un capitolo di spesa fisso e strutturale nel bilancio dell’Ente montano, affinché tutti i Comuni partecipino in proporzione alla propria consistenza demografica.
Viene inoltre sollecitata la convocazione di un tavolo istituzionale straordinario con il Giudice di Pace di Varallo, il procuratore capo della Repubblica e il presidente del Tribunale di Vercelli, il Comune e la Segreteria comunale di Varallo, la Giunta dell’Unione Montana e l’Ordine degli Avvocati. L’obiettivo sarebbe programmare il passaggio della gestione e garantire la continuità operativa dello sportello.
“LA VALSESIA NON DEVE PERDERE L’ENNESIMO SERVIZIO”
A sostegno della proposta viene richiamata anche la legge 156 del 2012, che consente agli enti locali interessati, anche in forma associata, di chiedere il mantenimento degli uffici destinati alla soppressione assumendosi integralmente le spese di funzionamento e del personale amministrativo.
«La Valsesia non può permettersi l’ennesimo spopolamento dei servizi pubblici in nome di bilanci comunali difesi a scapito dei diritti dei cittadini. Se l’Unione Montana non interverrà adesso, l’Ufficio chiuderà per sempre, e la responsabilità politica ricadrà interamente su chi ha scelto di non agire».
A.B.

