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TRINO – Energia, acqua e consumo di suolo restano nodi irrisolti
TRINO – Riceviamo e pubblichiamo
Buongiorno, il 25 agosto su questo giornale è comparsa una lettera dal titolo «Data center di Trino, Vigliaturo: «Servono dati verificabili, non allarmismo», nella quale il professore, senza mai citarmi, rivolge critiche, garbate per carità, al mio scritto, “Data Center di Trino – Cognasso rompe il coro dietro i quattro miliardi restano enormi dubbi”, da lei pubblicato il 5 agosto.
Vigliaturo, pardon, il professor Vigliaturo, su tutta una serie di problematiche da me sollevate sorvola a piè pari, ma su alcuni aspetti no e, pur dovendo confermare la correttezza dei miei pur elementari calcoli matematici, sostanzialmente mi accusa, ovviamente sintetizzo, di scarsa scientificità perché avrei comparato produzioni e consumi di energia tra loro slegati: il Piemonte, dice il professore, è attraversato da “[…] una rete nazionale interconnessa” (la rete di Terna), e, quindi, i consumi di Cavour Hyperscale Campus (CHC) risulteranno coperti da questa interconnessione, l’energia non arriverà autarchicamente solo dal Piemonte, i consumi, benché alti, saranno coperti e la transizione energetica piemontese sarà salva.
Navigando sul web, si trovano numerosi articoli circa le perplessità di Terna sull’adeguatezza della propria rete difronte all’esplosione delle richieste di allaccio per i Data Center (93,58 GW, più 48% rispetto al 2021, soprattutto in Lazio, Lombardia e Piemonte), ma, a parte ciò, evidentemente il professore non ha ben colto un passaggio del mio scritto che a questo punto devo riproporre, “[…] le osservazioni arriveranno, quando sarà necessario che arrivino, dopo aver letto bene il progetto […]”.
Nella mia lettera ho cercato di fornire ai lettori termini di paragone per far comprendere la iper dimensione, a mio modo di vedere la vera criticità di un impianto del quale, fino agli scritti del segretario regionale di PRC, Deambrogio, e del sottoscritto, i media si sono limitati a riportare acriticamente le positività espresse dal sindaco Pane (grande potenza nominale – 400 MW; grandi investimenti – 4 miliardi di €; eccezionali ricadute occupazionali – 1200 addetti in fase di cantiere, con picchi di 2000 unità, e, a regime, 300-350 addetti altamente qualificati più altri mille nell’indotto), ma nessuna negatività, come se tale insediamento fosse neutro rispetto agli inevitabili problemi energetici ed ambientali che porterà con sé.
Come il professor Vigliaturo sa bene, in virtù dei suoi meritati e ben evidenziati incarichi accademici, un impianto come quello di cui stiamo parlando porta sulle proprie spalle un gravoso «zaino ecologico» (un indicatore elaborato per misurare il peso dei nostri consumi sull’ambiente), concetto espresso per la prima volta, lo dico a beneficio dei lettori perché il professore sa bene di ciò che parlo, dal Wuppertal Institut per il Clima, l’Energia e l’Ambiente, all’inizio degli anni ’90 dello scorso secolo.
Il Wuppertal è un’istituzione scientifica tedesca che è punto di riferimento non solo per il governo germanico, ma anche per la UE, tanto che le “[…] solide Linee guida dell’Unione Europea per i data center, una Direttiva sull’efficienza energetica, un Regolamento delegato UE e relativo Codice di Condotta UE per i data center”, di cui parla il professore, derivano in gran parte dal lavoro di tale organismo scientifico. Il professore sa bene che CHC “atterrerà” in questo territorio portandosi appresso uno «zaino ecologico» pesantissimo, ma allora sorge spontanea una riflessione/domanda: perché illustri docenti come lei, professore, preventivamente all’insediamento di tale data center, in maniera disinteressata e gratuita, senza dover necessariamente passare da incarichi da parte delle istituzioni o di altri, non si adoperano per presentare alle popolazioni locali, i pregi, ma anche i difetti, i rischi reali che tale impianto comporta e comporterà per questo territorio? Questa attività che pure, come cittadini, ci aspetteremmo da istituzioni come l’Università e da esperti come lei, non avviene quasi mai, per cui gli stessi sono costretti a cercarsi da soli strumenti di autodifesa.
A fronte di tutto ciò io rimango testardamente della mia, i grandi Data Center sono un pericolo, sono frutto di una bolla finanziaria speculativa, aspetto che prima o poi bisognerà affrontare approfonditamente, temutissima e criticata specialmente negli Stati Uniti d’America, nazione nella quale questo fenomeno ha avuto inizio, tanto che molti governatori, sia democratici che repubblicani, in maniera assolutamente bipartisan, stanno contestando e bloccando progetti per 130 miliardi di $ e, per venire all’Europa, paesi come la Danimarca li stanno relegando in fondo alla coda per l’accesso alla rete.
Al contrario, il nostro governo ha pensato bene di ritenere CHC «di preminente interesse strategico nazionale». Hanno ragione quei governatori americani o il Governo Italiano? Il bello della faccenda è che per proporre questi blocchi, queste istituzioni, stanno usando esattamente le mie allarmistiche motivazioni: consumi energetici e di acqua spropositati, consumo di suolo, cementificazioni e impermeabilizzazioni di vaste aree sottratte principalmente all’agricoltura, blocco di una vera e sana transizione ecologica con mega impianti da fonti rinnovabili, specialmente FV, impegnati in esclusiva, rilancio del nucleare con impianti “ad hoc” per i Data Center, promesse di lavoro in gran parte disattese, aumento delle bollette energetiche e degli affitti delle abitazioni civili all’intorno degli impianti, ecc. ecc. Detto tutto ciò, credo di dover respingere le pur civili critiche del professore.
Ringrazio il Direttore per l’ospitalità e il professor Vigliaturo per l’interlocuzione, seppur mediata da La Voce Vercellese, ma soprattutto per avermi fornito spunti che in sede di deposito delle osservazioni al progetto torneranno utili. Ancora una volta Grazie. L’allarmato, più che allarmista, cittadino trinese,
Fausto Cognasso

