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ATTUALITÁ – Confartigianato denuncia il peso della fiscalità
VERCELLI – Il caro energia continua a pesare sul sistema produttivo piemontese e, in particolare, sulle oltre 115mila piccole e medie imprese della regione. Negli ultimi dodici mesi le aziende hanno sostenuto 262 milioni di euro di costi aggiuntivi per l’elettricità rispetto alla media dell’Unione europea.
L’extracosto ha inciso per lo 0,16% sul Pil regionale. A pagare il conto più elevato è stata la provincia di Torino, con 89 milioni di euro, seguita da Cuneo con 62 milioni, Novara con 29, Alessandria con 26, Asti, Biella e Verbano-Cusio-Ossola con 15 milioni ciascuna. Per la provincia di Vercelli il divario ammonta a 11 milioni di euro.
I dati emergono dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, elaborata sulla base delle rilevazioni Eurostat, Arera e Terna. Il rapporto è stato presentato lunedì 21 settembre a Chia, in Sardegna, durante l’apertura della 22ª edizione della convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata da Confartigianato Imprese Sostenibili insieme ai consorzi energetici Caem, CEnPI e Multienergia.
A livello nazionale, le imprese italiane hanno sostenuto complessivamente 3,7 miliardi di euro di extracosti. La bolletta elettrica delle piccole aziende è tra le più care d’Europa: 25,99 centesimi per kilowattora, il 17,9% in più rispetto alla media europea di 22,04 centesimi. L’Italia si colloca così al terzo posto nell’Unione europea, alle spalle dell’Irlanda, con 28,33 centesimi, e della Germania, con 26,06.
Sul divario incide anche il prelievo fiscale e parafiscale, composto da accise e oneri generali, che raggiunge 5,44 centesimi per kilowattora ed è superiore del 47,4% alla media europea. Soltanto Polonia e Cipro registrano valori più elevati.
La penalizzazione cresce al diminuire dei consumi. Le grandi aziende energivore italiane beneficiano infatti di un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre per le imprese che consumano meno di 20 megawattora il divario raggiunge il 75,5%. In sostanza, più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio competitivo.
Nella graduatoria regionale degli extracosti la Lombardia occupa il primo posto con 700 milioni di euro, seguita da Veneto con 376 milioni, Emilia-Romagna con 338, Puglia con 280, Toscana con 265 e Piemonte con 262 milioni. Seguono Campania, con 247 milioni, e Sicilia, con 239.
“Il dato sull’extra-costo che pesa sulle imprese del Piemonte – sottolinea Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – è inaccettabile per un sistema produttivo che vive di manifattura diffusa e di piccola dimensione. Se un’azienda piemontese paga 262 milioni di maggiori costi rispetto alla media europea, significa che partiamo svantaggiati rispetto ai nostri concorrenti diretti.”
“Non chiediamo sconti o trattamenti di favore – continua Felici – ma un quadro normativo che metta tutte le imprese sullo stesso piano, indipendentemente dalla dimensione. L’energia deve essere un fattore di crescita, non un ostacolo. Per questo chiediamo con forza regole più eque e investimenti che garantiscano stabilità e sostenibilità ai nostri territori”.
“L’analisi sui costi dell’energia elettrica delle realtà piemontesi e sul gap nei confronti delle altre imprese europee-conclude Felici – mostra, dunque, l’urgenza di interventi di politica energetica su più fronti: diversificazione delle fonti di approvvigionamento e sostegno convinto delle rinnovabili. Sempre più, sarà necessario coniugare lo sviluppo economico con il risparmio energetico “mettendo a terra” un sistema efficiente di iniziative che realmente e tangibilmente favorisca l’autoproduzione e l’autoconsumo e l’efficienza energetica degli impianti produttivi”.
A.B.

