Il bozzetto che celebra la cucina italiana
Un’opera simbolica trasmessa ai Ministeri della Cultura e dell’Agricoltura
SANTHIÁ – Quando la cucina italiana entra ufficialmente nel patrimonio culturale immateriale dell’Umanità UNESCO, non è solo un riconoscimento gastronomico: è la consacrazione di un modo di vivere, di condividere, di raccontarsi come comunità.
È da questa consapevolezza che nasce il bozzetto celebrativo ideato dal Carnevale Storico di Santhià e trasmesso ai Ministeri della Cultura e dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste: un’opera che non si limita a rappresentare il cibo, ma ne interpreta il valore simbolico, sociale e identitario.
Il Carnevale Storico di Santhià, attraverso la Pro Loco di Santhià, ente organizzatore della manifestazione, ha voluto tradurre il riconoscimento UNESCO in un gesto artistico e culturale capace di unire linguaggi diversi: l’arte dei carri allegorici, la tradizione popolare, la creatività italiana e la memoria collettiva. Su impulso di Alessandro Caprioglio, consigliere comunale e consigliere della Pro Loco, il maestro carrista Gianni Franceschina ha dato forma a un’immagine che sintetizza l’anima profonda dell’Italia: il cibo come rito, come racconto, come legame tra persone e territori.
Nel bozzetto convivono l’eccellenza dell’enogastronomia italiana e la goliardia del Carnevale, la cultura della terra e la fantasia popolare, la dimensione locale e l’orizzonte universale. È la stessa tensione che da secoli anima il Carnevale Storico di Santhià, una manifestazione millenaria che trova nella Colossale Fagiuolata la sua espressione più emblematica: un rito collettivo in cui il cibo diventa gesto di condivisione, simbolo di uguaglianza e metafora di comunità.
Con questa iniziativa, il Carnevale Storico di Santhià afferma una visione precisa: le tradizioni non sono reliquie del passato, ma linguaggi vivi, capaci di interpretare il presente e di dialogare con le istituzioni, con l’arte e con il mondo. Il bozzetto celebrativo della cucina italiana patrimonio UNESCO diventa così un manifesto del Carnevale come spazio di incontro tra cultura alta e cultura popolare, tra memoria e innovazione, tra territorio e identità nazionale.
In questo dialogo tra locale e globale, Santhià racconta un’idea di Italia in cui la cucina non è solo patrimonio da tutelare, ma energia culturale da condividere. E il Carnevale, ancora una volta, si fa voce collettiva di una comunità che riconosce nel cibo non solo un’eccellenza, ma un destino comune.

