Sarah Disabato (M5S Piemonte)
La denuncia di Sarah Disabato, capogruppo regionale del M5S
TORINO – Sulle case e gli ospedali di comunità la confusione regna sovrana. Quelle strutture, che dovevano essere il pilastro della nuova sanità territoriale, rischiano di trasformarsi in contenitori vuoti. Una rete territoriale che esiste solo sulla carta.
«Ieri ho sollevato il tema in Consiglio regionale, con un’interrogazione all’assessore Riboldi che chiedeva quali azioni intende adottare la Giunta Cirio per garantire entro il 2026 la reale operatività delle case di comunità – afferma Sarah Disabato, capogruppo regionale del M5S – Ci saremmo aspettati risposte esaustive, con un aggiornamento sull’avanzamento dei lavori che distinguesse almeno tra opere completate e in fase di completamento, tra servizi attivi solo in parte e strutture pienamente in funzione. Come al solito, invece, abbiamo ottenuto risposte carenti e generiche, che non permettono di avere ben chiaro il quadro della situazione. Il problema principale, ammesso anche dalla Giunta, riguarda la disponibilità di personale che dovrà rendere operative le case e gli ospedali di comunità. La Regione – dicono – sta agendo su più fronti. Ma non è dato sapere quali siano gli esiti di queste azioni».
«Permangono, inoltre, dubbi sul rispetto dei cronoprogrammi. Non più tardi di un mese fa, l’assessore Riboldi aveva confermato la volontà di rendere operative, entro maggio di quest’anno, 49 case di comunità, più altre 20 entro giugno. Con la totalità delle strutture – 82 quelle finanziate con fondi PNRR – attive entro fine 2026. Per gli ospedali di comunità, invece, la Giunta ha parlato di 17 strutture in funzione entro giugno, ma sono in totale 27 quelle da realizzare e attivare».
«Pare difficile, ad oggi, che si riescano a raggiungere questi obiettivi. Ma, se anche i cantieri dovessero concludersi per tempo, il rischio principale è che le nuove sedi restino solo parzialmente utilizzabili per la mancanza di medici e infermieri. Quando Giuseppe Conte ha intercettato i fondi PNRR, dotando la nostra Regione di ingenti risorse, lo ha fatto pensando ad una sanità territoriale veramente funzionante e funzionale, vicina al cittadino. I soldi sono arrivati, adesso è responsabilità di chi governa il Piemonte far sì che vengano utilizzati al meglio. Una struttura senza medici, senza infermieri, senza una reale integrazione tra i servizi sanitari territoriali non è una casa di comunità. È un sogno non realizzato», conclude Disabato.

