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POLITICA | I dati dei Consorzi socio-assistenziali
TORINO – Sono 102 i minori fuori dalla famiglia d’origine seguiti dai Consorzi socio-assistenziali del Vercellese. Il dato, aggiornato al 31 dicembre 2025, emerge dalla risposta della Regione Piemonte a una richiesta di accesso agli atti presentata dalla consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis.
I DATI
La situazione numericamente più significativa riguarda Vercelli, dove risultano seguiti 61 minori, 46 dei quali accolti nelle strutture residenziali. A Santhià i casi sono 20, con 6 presenze in comunità; a Varallo sono 12, di cui 6 nelle strutture, mentre a Gattinara risultano 9 minori fuori famiglia, 3 dei quali ospitati nei servizi residenziali.
Complessivamente, nei territori vercellesi presi in esame, 61 minori vivono nelle comunità e 41 sono inseriti in percorsi di affidamento familiare. Il dato mostra dunque che quasi sei ragazzi su dieci sono accolti in una struttura.
Secondo Canalis, nel Vercellese l’affidamento familiare continua comunque a mantenere un ruolo importante, in controtendenza rispetto alla situazione complessiva piemontese, dove per la prima volta il numero dei minori ospitati nelle comunità ha superato quello degli affidati alle famiglie.
Alla fine del 2025, in Piemonte, erano 2.689 i minori fuori dalla famiglia d’origine: 1.342 in affidamento familiare e 1.347 nei servizi residenziali. Rispetto al 2024 il totale è aumentato di 42 unità, mentre gli affidamenti sono diminuiti di 48 e le presenze nelle strutture sono cresciute di 90.
LA CRITICA ALLA LEGGE “ALLONTANAMENTO ZERO”
La consigliera regionale critica gli effetti della legge denominata “Allontanamento zero”, sostenendo che non abbia ridotto i provvedimenti di protezione e abbia invece indebolito la fiducia nei confronti degli operatori e delle famiglie disponibili all’accoglienza.
«Il risultato più grave è aver delegittimato i servizi sociali e alimentato una cultura del sospetto verso le famiglie affidatarie», afferma Canalis.
Gli allontanamenti, ricorda la consigliera, vengono disposti dall’autorità giudiziaria come misura estrema davanti a situazioni che possono compromettere la salute, l’incolumità o lo sviluppo equilibrato dei minori.
Per invertire la tendenza, Canalis chiede alla Regione di promuovere campagne informative sull’affido anche nei territori provinciali, coinvolgendo nuovi nuclei familiari e sostenendo maggiormente i servizi sociali, educativi e sanitari impegnati nella tutela dei ragazzi.
A.B.

