Immagine creata con AI
VERCELLI | Una persona in difficoltà ha camminato nuda per le vie della città
VERCELLI – Questa mattina una donna in evidente stato di fragilità ha attraversato alcune strade di Vercelli senza vestiti. Qualcuno l’ha ripresa con un telefono cellulare. Il video ha iniziato a circolare rapidamente nelle chat e, successivamente, sui social network.
La Voce Vercellese aveva quel filmato (e altri, sempre legati alla medesima vicenda) a disposizione dal primo pomeriggio. Avremmo potuto pubblicarlo immediatamente, probabilmente raccogliendo migliaia di visualizzazioni, condivisioni e commenti.
Abbiamo scelto di non farlo.
Non si è trattato di una dimenticanza, di un ritardo o della mancanza di materiale. È stata una decisione precisa. Pubblicare quelle immagini non avrebbe aggiunto alcuna informazione realmente utile. Avrebbe soltanto esposto una persona vulnerabile allo sguardo, al giudizio e alla curiosità di migliaia di utenti.
Una persona che vive un momento di difficoltà non è un contenuto. Non è un’occasione per aumentare il traffico di una pagina. Non è uno spettacolo da offrire a chi scorre distrattamente lo schermo del proprio telefono.
Il compito di un giornale dovrebbe essere informare, non umiliare. Raccontare un fatto non significa necessariamente mostrare tutto ciò che è stato registrato. Esistono limiti che non sono stabiliti soltanto dalla legge, ma dal rispetto, dalla sensibilità e dalla responsabilità.
La Voce Vercellese non è simpatica a tutti. Anzi, probabilmente non lo è mai stata. Ha commesso errori, anche molti. In diverse occasioni si è attirata critiche, contestazioni e reazioni durissime. Alcune erano ingiuste, altre erano certamente meritate.
Non abbiamo mai sostenuto di essere infallibili.
C’è però un principio sul quale non intendiamo arretrare: non abbiamo mai pubblicato e non pubblicheremo filmati inappropriati che ledano la dignità di persone fragili, soprattutto quando quelle immagini non possiedono alcun reale valore informativo. E vi sfidiamo a trovarne uno che non confermi questo nostro passo.
La stessa scelta è stata compiuta da altre testate cittadine, che hanno dimostrato come sia ancora possibile anteporre la responsabilità professionale alla ricerca della visualizzazione facile.
Il vero rammarico è che un comportamento diverso sia arrivato proprio dalla testata più antica del Vercellese, quella che per molti anni ha rappresentato una vera istituzione del giornalismo locale.
Chi scrive ha lavorato a lungo in quella redazione. Erano altri tempi, gli anni ’80. Quell’ambiente era una palestra di vita e di professione per chi desiderava avvicinarsi al mestiere di giornalista.
Si imparava a cercare le notizie, a verificarle, a scriverle e, soprattutto, a comprendere quando fosse necessario fermarsi. Perché non tutto ciò che si possiede deve necessariamente essere pubblicato.
A rendere speciale quella redazione erano soprattutto le persone. Uomini capaci di essere maestri di giornalismo e di vita, severi quando serviva, ma consapevoli del peso di una parola, di una fotografia e di un titolo.
Erano professionisti che conoscevano la differenza tra una notizia e lo sfruttamento di una debolezza. Tra il diritto di cronaca e la curiosità morbosa. Tra il racconto di un fatto e l’esposizione pubblica di una persona incapace, in quel momento, di difendere la propria riservatezza.
Forse sono proprio quei maestri a mancare oggi, in quella redazione (e non solo in quella).
Il giornalismo locale attraversa una fase difficile. I social hanno accelerato tutto, premiando la rapidità, l’immagine scioccante e il contenuto capace di provocare una reazione immediata. Ma inseguire gli algoritmi non può significare rinunciare alla propria funzione.
Un giornale non deve pubblicare qualcosa soltanto perché può farlo. Deve prima domandarsi se sia giusto, se sia utile e quali conseguenze possa avere sulla vita delle persone coinvolte.
Dietro quel video non c’è un personaggio da esporre. C’è una donna che aveva bisogno di essere aiutata, protetta e sottratta agli sguardi. Non aveva bisogno di diventare virale.
Oggi La Voce Vercellese ha rinunciato consapevolmente a qualche click.
Non sappiamo quanti. E, sinceramente, non ci interessa.
Ci interessa invece poter affermare di non aver contribuito a trasformare la sofferenza di una persona in intrattenimento. Perché ci sono visualizzazioni che un giornale dovrebbe avere il coraggio di perdere.
A.B.

