Alcuni frame del video di denuncia
CRONACA – La ricostruzione di quanto accaduto
VERCELLI – Un attivista del CSA Mattone Rosso, anche come membro di “Vercelli Antifascista” e “Vercelli per la Palestina”, sarebbe stato fermato e accompagnato in Questura nella mattinata di venerdì 11 settembre, durante la presenza a Vercelli della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro Francesco Lollobrigida per Risò.
A denunciare l’episodio è lo stesso collettivo, che chiede chiarimenti sulle ragioni del controllo e sulle procedure adottate. La ricostruzione diffusa dagli attivisti non risulta, al momento, accompagnata dalla versione delle forze dell’ordine.
Nella stessa giornata in città si erano svolte diverse iniziative di protesta, tra le quali un presidio in piazza Cavour e l’invito a esporre lenzuola bianche dalle finestre.
Secondo quanto riferito nella nota, intorno alle 12.15 l’uomo si trovava in bicicletta nel quartiere Isola e stava tornando a casa, a distanza dai luoghi interessati dagli appuntamenti istituzionali. Sarebbe stato fermato, identificato e perquisito. Il controllo, sempre secondo il collettivo, non avrebbe portato al ritrovamento di oggetti anomali.
L’attivista sarebbe stato successivamente fatto salire su una volante e accompagnato in Questura, dove – sostiene il CSA – sarebbe stato sottoposto a una seconda perquisizione personale, comprendente la denudazione, e al rilevamento delle impronte digitali.
Il collettivo commenta: «Siamo tornati alla “legge del sospetto”. Cosa vi evocano questi termini e queste modalità? Riteniamo gravissimo quanto accaduto.»
Nel comunicato viene ricordato l’impegno sociale della persona coinvolta e viene avanzata l’ipotesi che il controllo possa essere stato collegato alla scritta presente sulla sua maglietta: «Il problema sarà stato la scritta sulla sua maglietta? “No DDL bavaglio, Meloni vattene” è un messaggio che non contiene parole ingiuriose o offensive, ma che rivendica proprio quella libertà di espressione che questo governo e i suoi apparati tentano ogni giorno di limitare.»
Il CSA Mattone Rosso chiede ora che siano chiarite le motivazioni del fermo, dell’accompagnamento negli uffici di polizia e delle procedure alle quali l’attivista sostiene di essere stato sottoposto: «Condanniamo con fermezza questo ennesimo episodio di repressione e chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle ragioni e sulle modalità del fermo, dell’accompagnamento in Questura e delle eccessive procedure cui è stato sottoposto.»
Nel documento viene inoltre ribadita la necessità di tutelare il diritto al dissenso anche in occasione della presenza in città di rappresentanti del Governo: «Non accettiamo che la presenza delle più alte cariche del Governo diventi il pretesto per comprimere il diritto di manifestare, esprimere il proprio dissenso e partecipare alla vita politica e sociale della città.»
«La libertà di espressione e di manifestazione del dissenso non può essere considerata un problema di ordine pubblico.
Contro ogni intimidazione e ogni forma di repressione, continueremo a difendere il diritto di manifestare, dissentire e organizzarsi.»
Secondo quanto comunicato, l’attivista sarebbe riuscito a filmare alcune fasi del fermo. Resta ora da conoscere l’eventuale ricostruzione delle autorità, necessaria per chiarire integralmente circostanze, motivazioni e modalità dell’accaduto.
A.B.
IL COMUNICATO UFFICIALE
Condanniamo la repressione: a Vercelli fermato e perquisito un attivista in luogo lontano dalle manifestazioni
Nella giornata di ieri, 11 settembre, in occasione della presenza a Risò della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro Francesco Lollobrigida, a Vercelli si sono svolte diverse iniziative di protesta tra cui un presidio in piazza Cavour e l’appello a esporre lenzuola bianche dalle finestre della città.
È proprio in questo contesto che denunciamo un grave episodio di repressione che ha coinvolto un nostro compagno del CSA Mattone Rosso e membro di “Vercelli Antifascista” e “Vercelli per la Palestina”.
Intorno alle ore 12,15 si trovava in bicicletta nel quartiere Isola, mentre stava facendo ritorno a casa, quindi a notevole distanza dai luoghi delle celebrazioni e delle iniziative istituzionali. È stato fermato dalle forze dell’ordine, obbligato a identificarsi e sottoposto a perquisizione. Durante il controllo non è stato trovato nulla di anomalo: aveva con sé esclusivamente effetti personali, tra cui portafoglio e telefono.
Nonostante ciò è stato costretto a salire su una volante e condotto in Questura, dove è stato sottoposto a un’ulteriore e umiliante perquisizione personale, compresa la denudazione, e alla rilevazione delle impronte digitali.
Siamo tornati alla “legge del sospetto”. Cosa vi evocano questi termini e queste modalità?
Riteniamo gravissimo quanto accaduto.
Parliamo di una persona che ha vissuto a lungo a Vercelli, conosciuta per il proprio impegno sociale e per la sua attività al fianco delle persone più marginalizzate. Il fatto che una persona, mentre si trova semplicemente in bicicletta nel proprio quartiere e lontano dalle manifestazioni, venga fermata, portata in Questura e sottoposta a simili procedure suscita interrogativi che non possono essere ignorati. Il problema sarà stato la scritta sulla sua maglietta? “No DDL bavaglio, Meloni vattene” è un messaggio che non contiene parole ingiuriose o offensive, ma che rivendica proprio quella libertà di espressione che questo governo e i suoi apparati tentano ogni giorno di limitare.
Condanniamo con fermezza questo ennesimo episodio di repressione e chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle ragioni e sulle modalità del fermo, dell’accompagnamento in Questura e delle eccessive procedure cui è stato sottoposto.
Non accettiamo che la presenza delle più alte cariche del Governo diventi il pretesto per comprimere il diritto di manifestare, esprimere il proprio dissenso e partecipare alla vita politica e sociale della città.
La libertà di espressione e di manifestazione del dissenso non può essere considerata un problema di ordine pubblico.
Contro ogni intimidazione e ogni forma di repressione, continueremo a difendere il diritto di manifestare, dissentire e organizzarsi.
Il nostro compagno è riuscito a filmare le circostanze del fermo

