Fausto Cognasso (foto La Voce Vercellese)
TERRITORIO | La sua lettera e le sue considerazioni
TRINO – Riceviamo e pubblichiamo
Buongiorno Direttore,
É un po’ di tempo che le notizie su Trino fioccano senza sosta: prima la sentenza sui 17 milioni di Fondi Scanzano a suo tempo non calcolati ed erogati, ma ora riconosciuti dallo Stato; adesso l’arrivo a Leri di «Cavour Hyperscale Campus» (in seguito CHC), un Data Center (da ora in poi DC) con una potenza nominale di 400 MW, ma il termine «Hyperscale» porta in sé la tendenza all’espansione. Per ciò che si evince dai giornali, investimenti per 4 miliardi di euro, 1.200 addetti in fase di cantiere, con picchi di 2.000 unità, e, a regime, 300/350 addetti altamente qualificati più altri 1.000 nell’indotto.
Il gigantesco impianto trinese, insieme ad altri DC previsti in Lombardia, è stato dichiarato di “preminente interesse strategico nazionale”, il che significa che il suo iter, soggetto a commissariamento, pur nel rispetto delle regole, “godrà” di una corsia più rapida, assommando in sé più fasi di controllo ed autorizzazione. Tali impianti dovranno essere realizzati, in nome e per conto della necessità di dotare il nostro paese di infrastrutture strategiche per e sull’Intelligenza Artificiale (I.A.).
Mi ero ripromesso di non dire alcunché su di esso, almeno fino a quando non fosse (sarà) possibile consultare il progetto per intero, ma visto i titoloni euforici di alcuni giornali che ne sbandierano solo le positività, ed il poco spazio per i detrattori dello stesso, nel confermare che le osservazioni arriveranno, quando sarà necessario che arrivino, dopo aver letto bene il progetto, con la massima cautela, in forza delle informazioni che filtrano dai comunicati stampa, alcune considerazioni si possono tentare:
1) una potenza di 400 MW significa che ogni anno questo DC consumerà 3 miliardi e mezzo di chilowattora di energia elettrica, 3 volte e mezzo il consumo di tutti i settori economici dell’intera provincia di Vercelli (circa 1 miliardo di kWh/anno);
2) questi nuovi enormi consumi, 4,5 miliardi di kWh, vanificheranno la tanto auspicata transizione energetica verso le rinnovabili, quelle vere, quelle che non prevedono il nucleare, dato che sono superiori alla produzione di tutto il fotovoltaico installato in Piemonte al 2024 (circa 2,7 miliardi di kWh);
3) l’adiacente parco fotovoltaico di Enel Green Power, il più grande del nord Italia, con una potenza di 87 MW e una produzione annuale di 130 GWh di energia rinnovabile, ebbene esso “riuscirebbe” a produrre – sì e no – il 5% di quanto necessario a CHC;
4) se ipotizzassimo che fosse alimentato totalmente da un impianto agrivoltaico, servirebbero pannelli per migliaia di ettari, c’è chi ha detto ipotizzato 3.500 (quasi 9.200 giornate piemontesi), più una quantità impressionante di container di batterie per assicurarne il funzionamento notturno; ambientalmente ed economicamente parlando un disastro!
5) la mia paura è che per rifornire questo DC ci vorrà quindi un’altra fonte, almeno di pari potenza, magari una “bella” centrale nucleare? Che poi, sotto sotto, è quello che auspicano alcuni;
6) il problema acqua per il raffreddamento? Se sono verosimili le affermazioni rilasciate dal sindaco Pane, cioè che CHC non utilizzerà acqua, ma in luogo di essa un refrigerante, una sorta di gel (giusto?), composto per il 98% da un liquido (sintetico, immagino) e per il 2% da acqua, ciò non varrebbe per un’eventuale centrale nucleare di supporto, di pari potenza, essa consumerebbe ± 27.050 metri cubi d’acqua/ora che, per 8760 ore/anno, fa 236.958.000 metri cubi anno (quasi 237 miliardi di litri d’acqua, circa 94.800 piscine olimpioniche l’anno).
Un bel consumo, ma considerando l’attuale situazione idrometrica dei fiumi dove la troveremo tutta quest’acqua? Le risorse idriche superficiali piemontesi in questa torrida estate risultano inferiori del 31-37% rispetto alla media del periodo, con portate dei fiumi in calo fino al 75% rispetto ai valori storici, come nel caso del Po a Isola Sant’Antonio. Se ci troveremo a dover subire il ritorno del nucleare, questo non sarà per avere energia per le imprese, per le abitazioni e per l’agricoltura, ma per tenere in piedi dei DC? Tra l’altro mega DC che è facile ipotizzare che potrebbero annoverare come clienti alcuni dei giganti mondiali dell’e-commerce, dei social e dell’I.A., quasi tutti nordamericani, soggetti che storicamente non sono mai stati molto propensi a versare tutte le imposte sul reddito prodotto in Italia al nostro erario, quindi, non si capisce cosa avrebbero di così importante e decisivo per essere dichiarati di “preminente interesse strategico nazionale”.
Ancora alcune considerazioni:
a) l’impatto sulla mano d’opera – mettiamola così, tutte le volte che si propongono e si realizzano dei progetti di nuovi impianti, l’occupazione reale è assai ridimensionata rispetto ai numeri inizialmente presentati e attesi (vedasi la storia del cantiere per la costruzione della “Galileo Ferraris”), non vorrei che anche questa volta fosse la stessa cosa;
b) il lavoro per le imprese locali – quando si iniziarono i lavori per la centrale a ciclo combinato a Leri Cavour, le ditte “indigene”, che per la maggior parte erano prive dell’iscrizione all’albo nazionale dei costruttori, cosa che per tantissime di loro credo sia ancora così oggi, si trovarono a concorrere per subappalti, uso un eufemismo, poco remunerativi, in taluni casi non furono pagate, in ragione di ciò alcune finirono molto male; che dire, speriamo che questa volta non sia così;
c) credo che l’I.A. non sia da demonizzare in assoluto, esistono esempi virtuosi (di taglia assai più piccola rispetto a CHC) in merito all’utilizzo della stessa in campo scientifico; certo è che se l’I.A. e con essa i DC, costruiti o da costruire, venissero utilizzati per generare e gestire messaggi social come quelli che vediamo sui nostri dispositivi elettronici: il bombardamento con letame degli oppositori “No King” a Trump; il rilancio turistico della tormentata striscia di Gaza, presentata come la nuova mecca turistica trumpiana del Mediterraneo; il console Vannaccius che chiede la grazia all’imperatore Mattarella per l’“eroe” Roggerius; la creazione di avatar per “soddisfare” le più recondite e non narrabili aspettative sessuali ecc. ecc., perché dovremmo dire un acefalo Sì e, con esso, accettare tutti i possibili problemi ambientali ed energetici che un siffatto DC, con il suo gigantismo, potrebbe portare con sé?
Il tutto senza dimenticare che affrontiamo tutto questo in assenza di un’adeguata legge regionale sui DC, al momento da parte della Regione Piemonte è circolato solo un dossier esplorativo e propedeutico all’emanazione di un testo legislativo. Per quel che conta, nel mio piccolo, dichiaro che su questo progetto nutro più di un dubbio e vorrei avere la libertà di dichiararlo.
Sono solo in questo mio modo di pensare? Credo di no, ma sicuramente sono uno dei pochi ad esporsi pubblicamente.
C’è chi è frenato dall’esporsi perché impaurito dal dire qualcosa di contrario al sindaco, ma anche dalle becere quanto vigliacche (perché senza possibilità di replica da parte della “vittima”) prese di posizione che alcuni “leoni e leonesse da tastiera” locali, pro Pane a prescindere, hanno postato (credo si dica così) dopo e sull’articolo del “comunista” Deambrogio in merito a questo DC.
L’antidoto che propongo agli amici un po’ timorosi, caro Direttore, è quello di leggere, fare propri e diffondere i concetti della nota “Antiqua et nova” (“con antica e nuova sapienza”) che Papa Francesco (per molti destrorsi l’Anticristo, il gesuita propugnatore di teorie marxiane) approvò prima di morire. È un documento che affronta le sfide e le opportunità poste dall’I.A. e la sua interazione con l’Umanità. In questa nota, Francesco, dopo averlo già fatto con le encicliche Laudato Sì e Fratelli Tutti, ha sottolineato l’importanza di porre domande sulla nostra identità e sulla nostra capacità di contribuire alla custodia ed alla coltivazione del mondo affidatoci dal Creatore.
Certo ci vuole più tempo che leggere e redigere un post, il Q.I. per comprendere tale scritto è un po’ più elevato di quello per scrivere banali e vigliacche cattiverie corredate da Emoji, ma, a mio personalissimo giudizio, è molto più utile. Non dovevo dire nulla su questo progetto e ho finito per parlarne tanto, troppo, ma non sono pentito, le voci fuori dal coro sono importanti ed io auspico che ce ne siano sempre di più, basta un po’ di temerarietà e di senso civico.
Grazie signor Direttore.
Fausto Cognasso

