I passi principali della delibera comunale di patrocinio al Pride (foto creata da AB Press Vercelli)
POLITICA | L’atto del 30 luglio che ha incendiato il dibattito politico
VERCELLI – È ormai diventata la delibera più famosa e discussa dell’estate politica vercellese. È l’atto con cui la Giunta comunale guidata dal sindaco Roberto Scheda ha dato il via libera al Vercelli Pride 2026, organizzato dall’associazione Arcigay Rainbow Vercelli-Valsesia e programmato per sabato 19 settembre.
La prima testata a riportare la notizia è stata Notizia Oggi Vercelli, sul numero cartaceo in edicola da lunedì 3 agosto. La notizia è stata successivamente rilanciata anche online dal portale Prima Vercelli, aprendo un confronto politico che, nel giro di pochi giorni, ha assunto toni durissimi.
Il provvedimento, tecnicamente, parla di un “nulla osta” alla realizzazione dell’iniziativa. Ma la proposta approvata dalla Giunta non si limita alla semplice autorizzazione del corteo: riconosce esplicitamente benefici economici, mette a disposizione strutture e materiali comunali, concede una deroga al regolamento acustico e definisce il Pride una manifestazione temporanea di interesse pubblico.
Il percorso partirà da piazza Roma e attraverserà viale Garibaldi, largo D’Azzo, via XX Settembre, via Derna, via Massaua, piazza Cesare Battisti, corso San Martino, via Goito e piazza Pajetta, per poi tornare in piazza Roma e concludersi al Parco Kennedy.
Nel testo si afferma che l’iniziativa è dedicata alla promozione dei diritti civili, dell’inclusione sociale e del rispetto delle differenze, considerandola un’occasione per sensibilizzare la cittadinanza sui principi costituzionali di uguaglianza, pari dignità e non discriminazione. La proposta richiama inoltre le possibili ricadute positive sull’attrattività della città e sulle attività commerciali, ricettive e di somministrazione.
IL RICONOSCIMENTO ONEROSO STABILITO DALLA GIUNTA
Il passaggio destinato a far discutere maggiormente riguarda i benefici riconosciuti dal Comune.
La delibera prevede:
- 540 euro per la messa a disposizione del Parco Kennedy nella giornata del 19 settembre;
- 85 euro per l’affissione di trenta manifesti nel formato 70 per 100 centimetri, dall’11 al 19 settembre;
- il prestito delle pedane-palco disponibili nei magazzini comunali;
- il prestito delle transenne necessarie per gli adempimenti di sicurezza.
Il riconoscimento economico esplicitamente quantificato ammonta dunque ad almeno 625 euro, ai quali si aggiungono la disponibilità del palco e delle transenne. Le spese per il trasporto delle attrezzature resteranno invece a carico degli organizzatori.
La Giunta ha inoltre concesso una deroga ai limiti di rumore e alle prescrizioni del Regolamento acustico comunale, stabilendo che il livello di immissione in facciata non possa superare i 70 decibel.
La responsabilità organizzativa, gestionale, sanitaria e relativa alla sicurezza resterà interamente in capo all’associazione promotrice. Il Comune precisa infatti di non assumere responsabilità nei rapporti con terzi o per eventuali danni a persone e cose.
TRE ASSESSORI ASSENTI ALLA RIUNIONE
Un altro elemento politicamente rilevante emerge dal verbale della seduta del 30 luglio.
Alla riunione della Giunta, iniziata alle 15.50 e terminata alle 17.20, erano presenti sette componenti dell’esecutivo. Mancavano tre assessori:
- Domenico Sabatino (Fratelli d’Italia)
- Elisa Cubito (Forza Italia)
- Paolo Campominosi (Lega)
Erano invece presenti il sindaco Roberto Scheda e gli assessori Antonio Prencipe, Massimo Simion, Ombretta Olivetti, Stefano Pasquino, Valeria Simonetta e Maria Grazia Ennas. La proposta è stata approvata con voto unanime dei sette presenti ed è stata dichiarata immediatamente eseguibile.
Le assenze non equivalgono naturalmente a un voto contrario, ma assumono inevitabilmente un peso politico nel clima venutosi a creare dopo la pubblicazione dell’atto.
La delibera ha infatti provocato gli attacchi frontali di Futuro Nazionale, che ha contestato la versione del semplice nulla osta, sottolineando la presenza di benefici economici, materiali comunali e deroghe.
Da Fratelli d’Italia e Lega sono arrivate reazioni piccate e tentativi di ridimensionare la portata politica del provvedimento. Forza Italia, invece, si è limitata a una nota ufficiale dai toni talmente prudenti da risultare, per usare un eufemismo, piuttosto “insipida”. Una posizione quasi classica del partito azzurro nei passaggi più delicati e divisivi.
Il risultato politico, al di là delle diverse interpretazioni amministrative, è ormai evidente: la delibera sul Pride ha aperto una frattura profonda e ha di fatto mandato in pezzi il centrodestra vercellese.
Il confronto non riguarda più soltanto la manifestazione del 19 settembre, ma la tenuta dei rapporti tra le forze che appartengono alla stessa area politica. Una tensione che potrebbe avere ripercussioni anche a Palazzo di Città nelle prossime settimane, soprattutto se alle polemiche pubbliche seguiranno iniziative formali o nuove prese di posizione all’interno della maggioranza.
A.B.

