Gorizio Lo Mastro
CULTURA | Dall’11 al 13 settembre l’artista sarà protagonista ad Art3f Monaco
VERCELLI – Un percorso artistico che attraversa città e confini, da Montecarlo a Los Angeles, ma che nasce da una ricerca intima fatta di luce, ombra, memoria ed emozione. È il viaggio creativo di Gorizio Lo Mastro, artista originario di Calvi Risorta e da anni residente a Vercelli.
Dall’11 al 13 settembre 2026 Lo Mastro sarà presente ad Art3f Monaco, al Chapiteau de Fontvieille, nel Principato di Monaco. Poche settimane più tardi il suo percorso internazionale proseguirà a Los Angeles, dove una sua opera sarà esposta nell’ambito delle celebrazioni dedicate al centenario della nascita di Carlo Rambaldi.
Gorizio, cosa rappresenta per te Art3f Monaco?
«È una tappa importante. Al Principato sono già legato per aver ricevuto la Palma d’Oro per le Arti Visive. Art3f significa confrontarmi ancora una volta con un pubblico internazionale, portando una ricerca che nasce però da una dimensione profondamente personale.»
Luce e ombra sono centrali nelle tue opere. Cosa rappresenta per te l’ombra?
«Non è assenza, ma presenza. Mi interessa ciò che un’immagine suggerisce senza mostrare completamente. Cerco di ridurre la forma all’essenziale, lasciando che sia chi guarda a completarla attraverso la propria memoria e sensibilità.»
Il tuo percorso ha ormai una dimensione internazionale. Quanto contano mostre e riconoscimenti?
«Sono gratificazioni importanti. Ho avuto l’opportunità di esporre, tra le altre città, ad Atene, Bruxelles, Praga, Parigi, Barcellona, Los Angeles, Pechino, Dubai, New York e Montecarlo. Ricordo con particolare piacere il Primo Premio Arte Milano, ricevuto dal professor Vittorio Sgarbi, la Palma d’Oro per le Arti Visive e il Premio della Critica alla Biennale d’Arte di Barcellona. Ma ogni esposizione resta soprattutto un incontro con persone e sensibilità diverse.»
Nel cammino artistico di Lo Mastro occupa un posto speciale anche Massimo Troisi, al quale è legata l’opera “’O purciell”.
Nel tuo percorso c’è anche un legame particolare con Massimo Troisi.
«Sì, ed è un’esperienza che porto nel cuore. La mia opera “’O purciell”, nata da un ricordo di Rosaria Troisi, è stata esposta a Castel dell’Ovo a Napoli per Troisi Poeta Massimo e successivamente a Palazzo d’Avalos a Procida nella mostra Il Postino dietro le quinte. I volti di Massimo Troisi. È stata inoltre inserita nel volume Il mio verbo preferito è evitare di Stefano Veneruso. Per questo percorso desidero ringraziare in modo particolare David Guido Pietroni, che ha creduto nella mia ricerca e ha contribuito a questo incontro tra la mia arte e l’universo poetico di Troisi.»
Dopo Monaco sarà la volta di Los Angeles e di Carlo Rambaldi.
«Dal 17 ottobre al 7 novembre 2026 la mia opera “R: What Remains Human” sarà esposta a Los Angeles nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Carlo Rambaldi, straordinario maestro degli effetti speciali e tre volte Premio Oscar. Un incontro tra arte, cinema e innovazione per il quale desidero ringraziare Simona Heart e Daniela Rambaldi, figlia del Maestro, per la sensibilità e l’attenzione riservate alla mia ricerca. Il titolo dell’opera pone una domanda che sento molto vicina: cosa resta profondamente umano in un mondo che cambia sempre più velocemente?»
Nonostante le esposizioni e i riconoscimenti internazionali, le radici continuano a rappresentare un riferimento essenziale nella ricerca e nella vita dell’artista.
Eppure le tue radici restano a Calvi Risorta.
«Calvi Risorta è il luogo della memoria, degli affetti e dei primi sguardi sul mondo. Puoi viaggiare ed esporre lontano, ma le radici continuano ad abitarti. Credo che qualcosa di quel luogo rimanga anche nelle mie fotografie: il silenzio, l’osservazione, la luce e il tempo.»
E Vercelli, dove vivi da anni?
«Vercelli è una parte importante del mio presente. Amo la sua bellezza discreta, i suoi scorci e la luce delle risaie che cambia con le stagioni. Calvi Risorta rappresenta le radici, Vercelli il presente: due luoghi diversi, entrambi parte della mia storia.»
Nelle opere di Gorizio Lo Mastro entrano inevitabilmente anche le esperienze personali, gli incontri, le assenze e i sentimenti che modificano il modo di osservare la realtà.
Quanto della tua vita privata entra nell’arte?
«Molto. Un incontro, un’assenza, un ricordo o un sentimento possono cambiare il nostro modo di guardare il mondo. Le opere non raccontano necessariamente ciò che viviamo, ma ne conservano una traccia.»
E oggi c’è anche l’amore?
«Sì. Sto vivendo la mia prima relazione sentimentale davvero importante. La persona che è al mio fianco è legata alla pittura e alla scultura e questo crea tra noi una sensibilità particolare. È una dimensione che preferisco custodire, ma certamente anche l’amore sta lasciando una nuova traccia nel mio modo di creare.»
Se dovessi racchiudere il tuo percorso in una frase?
«Cerco ciò che rimane quando tutto il resto scompare. Le mostre finiscono, i viaggi terminano, i riconoscimenti diventano memoria. Quello che resta davvero è l’emozione che un’opera riesce a lasciare in qualcuno.»
Da Calvi Risorta a Monaco, da Vercelli a Los Angeles, il viaggio artistico di Gorizio Lo Mastro attraversa luoghi, arte e cinema, da Massimo Troisi a Carlo Rambaldi. Ma la geografia più profonda resta quella delle emozioni: là dove l’ombra diventa memoria, la luce rivelazione e l’amore una nuova sfumatura.
Fino al punto in cui l’ombra incontra l’anima.
A.B.

