Davide Gilardino (immagine creata con AI)
POLITICA | La replica del presidente della Provincia alle polemiche sulla siccità
VERCELLI – Il presidente della Provincia di Vercelli, Davide Gilardino, respinge con forza le accuse rivolte all’agricoltura e, in particolare, alla coltivazione del riso, indicata da alcuni esponenti politici e associazioni come una delle principali responsabili del consumo di acqua in Piemonte.
«Rimango basito e stupito nel leggere certe affermazioni da parte di esponenti politici o di associazioni che non conoscono la realtà delle cose. Invito volentieri gli stessi referenti a una chiacchierata per fugare ogni dubbio».
Gilardino ribalta la tesi attraverso i dati relativi al comprensorio irriguo gestito dall’Associazione Irrigazione Ovest Sesia, esteso nelle province di Vercelli e in parte di Biella e Alessandria. Un territorio caratterizzato dalla presenza di fontanili e risorgive, nel quale le particolari condizioni geomorfologiche permettono un utilizzo ciclico della risorsa idrica.
Durante la stagione irrigua vengono prelevati dai fiumi Po, Dora Baltea e Sesia circa un miliardo e 500 milioni di metri cubi d’acqua. La rete dell’Aios ne restituisce al sistema naturale circa un miliardo e 200 milioni, attraverso la rete superficiale e quella delle acque sotterranee.
Dei restanti 300 milioni di metri cubi, una parte contribuisce alla ricarica delle falde acquifere, un’altra ritorna nell’atmosfera attraverso evaporazione ed evapotraspirazione. Soltanto una quota limitata viene trattenuta dalle colture.
«Dire che la risicoltura consuma acqua è quindi del tutto sbagliato», precisa Gilardino.
Lo scorso 2 febbraio la Provincia ha inoltre sottoscritto il Contratto di Zona Umida della pianura risicola vercellese. L’accordo volontario riunisce Regione Piemonte, Provincia di Vercelli, Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, Enti Parco e trenta Comuni vercellesi.
L’obiettivo è gestire in maniera condivisa l’acqua e il territorio, integrando la tutela ambientale con lo sviluppo locale e coinvolgendo istituzioni, cittadini, portatori di interesse e mondo agricolo.
Gli interventi programmati superano i due milioni di euro e comprendono il recupero ecologico dei fontanili storici, la realizzazione di fasce tampone ed ecosistemi filtro, la gestione degli argini delle risaie per favorire gli insetti impollinatori e il contrasto alle specie esotiche invasive.
«È giusto che tutti sappiano che in questa stagione siccitosa – prosegue Gilardino – gli acquedotti collinari e montani del territorio vercellese e biellese, che prelevano acqua da risorgive, hanno avuto gravi difficoltà tali da non poter garantire l’acqua alle comunità. E così oltre 620 autobotti, per circa 10.000 metri cubi d’acqua potabile, sono andate in soccorso dalla pianura, con un costo che si aggira sui 200.000 euro, mentre il basso vercellese evita questi problemi grazie a pozzi profondi alimentati dalla falda creata dalla zona umida delle risaie. Alla luce di quello che stiamo vivendo, diventa irrinunciabile quindi la previsione e realizzazione di progetti per accumulare l’acqua quando scende e restituirla quando serve».
Il presidente conclude rilanciando la diga del Sessera e attaccando chi, negli anni, avrebbe bloccato la realizzazione delle opere necessarie.
«È ora che i territori tornino alla visione cavuriana, e si uniscano a chi sta cambiando e ridando un futuro all’Italia, senza se e senza ma, per progetti condivisi. Ad esempio quello della diga del Sessera, che con i suoi 12 milioni di mc soddisferebbe e garantirebbe senza dubbio sia le esigenze idropotabili sia quelle irrigue. Se non sono mai state realizzate prima queste opere, dobbiamo ricercare la colpa in casa, e non scaricarla su Regione o Governo, perché è sempre più facile dire “no” a scelte strategiche di interesse sovraterritoriale, ma impopolari nell’immediato a livello locale».
A.B.

