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TERRITORIO – La lettera di un cittadino trinese riapre lo scontro
VERCELLI – Riceviamo e pubblichiamo
Buongiorno Direttore,
Alla fine l’ideologia nucleare, solo i più sprovveduti o quelli politicamente più inquadrati e pro Governo pensavano davvero che esistesse solo quella antinucleare, ha vinto. Con l’approvazione del DDL delega sul nucleare da parte del Senato ripartirà una nuova, si fa per dire, stagione nucleare italiana, piemontese e vercellese. Stagione che, in realtà, vista l’incapacità strutturale della politica e degli organismi da essa inventati “Ad Hoc” per risolvere i problemi lasciati dalla precedente, non si è mai conclusa, anzi.
Dalla fine degli anni settanta dello scorso secolo ad oggi, 50 anni di lotte, di movimenti, di referendum, quello del 1987 e del 2011, cancellati per un’ideologia che è in controtendenza a tutto ciò che sta succedendo, in termini di produzione di energia, nel mondo, dove il mercato, non gli ambientalisti, sta sconfiggendo il ritorno alla produzione energetica da atomo per andare verso quella da rinnovabili.
Per venire al vercellese, a Trino, a Saluggia, ma penso anche al Basso Monferrato ed al Chivassese, non è bastato che queste popolazioni, abbiano partecipato, in qualità di cavie inconsapevoli, ad un esperimento, quello nucleare, costoso, industrialmente, socialmente e ambientalmente fallimentare! Sì, cari concittadini, avete capito benissimo, tutta la vecchia stagione nucleare è stato un esperimento fallito. Fallito e irrisolto e, ora, per ideologia, ce lo si ripropone, con un’aggravante, che il Governo imporrà la costruzione di nuove centrali, soprattutto nei vecchi siti nucleari italiani, come «realizzazione di programmi di investimento di interesse strategico nazionale», saltando a piè pari le competenze ed i poteri degli enti locali e dei loro cittadini.
Così come sta avvenendo per i Data Center, altro esperimento che si regge su una bolla speculativa globale, impostaci dalle big tech e che ci vede, come Europa, ma soprattutto come Italia, servi ossequiosi. I nostri territori, come detto, saranno esautorati delle loro competenze, i cittadini non si immaginino più consigli comunali sull’argomento, non avverranno più, se non per ratificare la variante automatica al PRGC del nuovo insediamento, nucleare o data center che sia, ma, soprattutto, saranno militarizzati: uno, per impedire che la democrazia dei comitati, dei cittadini, delle associazioni possa esprimersi e, due, perché diventeranno bersagli di un eventuale, ma mica poi tanto remota, guerra, che ci vedrà contrapposti ad un nemico che l’establishment sta artatamente costruendo, una guerra che si sta preparando sempre più velocemente.
È giunta l’ora, almeno per i cittadini che si sentono soffocati da questa melassa ideologica nucleare, di tornare a mobilitarsi, a ragionare con la propria testa, senza fidarsi di un sistema informativo e accademico che, tolte rare eccezioni, si è da tempo allineato al pensiero governativo in materia.
Le associazioni ambientaliste locali stanno lavorando da tempo per riunire le lotte di tutti quei territori italiani che “hanno già dato”, è ora che anche i cittadini tornino a dire la loro e a lavorare in tal senso. Se le amministrazioni di questi territori, dai Comuni alla Regione, passando attraverso le Provincie, se ne fregheranno delle nostre istanze, come cittadini saremo costretti a non tenere conto delle loro, costruendo dal basso, conoscenza, cultura e pensiero antinucleare, così come si fece nel 1987 e nel 2011. Tutto questo lo dobbiamo alle nuove generazioni, che queste ne siano consapevoli o meno.
Grazie Direttore per la sua disponibilità.
Fausto Cognasso – cittadino trinese – cavia insieme a molti altri del fallito esperimento nucleare denominato “E. Fermi”.

