Immagine di repertorio
Appuntamento martedì 27 ottobre, dalle 9 alle 11
TORINO – Un presidio davanti al Consiglio regionale del Piemonte per richiamare l’attenzione sulla condizione degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle loro famiglie. L’appuntamento è per martedì 27 ottobre, dalle 9 alle 11, in via Alfieri 15 a Torino.
A promuovere la mobilitazione è il Comitato per la Promozione dei Diritti delle Persone Non Autosufficienti, che riunisce associazioni impegnate nella tutela dei malati, delle persone con disabilità e dei loro familiari.
LA GIUNTA CIRIO E LE MANCATE GARANZIE
Nel volantino dell’iniziativa, il Comitato contesta alla Giunta guidata da Alberto Cirio la mancata garanzia delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie previste per le persone non autosufficienti. Una situazione che, secondo i promotori, costringe le famiglie a sostenere spese elevate per i ricoveri nelle residenze sanitarie assistenziali e per l’assistenza a domicilio, consumando redditi e risparmi.
I numeri denunciati dalle associazioni sono quelli di oltre 16mila piemontesi malati non autosufficienti senza quota sanitaria per la Rsa e più di 14mila in attesa di interventi domiciliari. Dati riportati nel documento a sostegno della richiesta di un maggiore intervento del servizio sanitario.
Al centro della protesta figurano anche le modalità di valutazione delle Unità di valutazione geriatrica, le Uvg. «Denunciamo il ricorso sempre più frequente a valutazioni di “differibilità” che rinviano senza una data certa la presa in carico, anche in presenza di gravi compromissioni sanitarie», affermano gli organizzatori.
Per il Comitato, l’accesso alle prestazioni deve dipendere dalla gravità clinica e dai bisogni di cura, senza essere condizionato dal patrimonio o dalla situazione economica della famiglia.
Sul fronte domiciliare, le associazioni giudicano insufficienti e discontinue le risorse disponibili e chiedono un coinvolgimento più incisivo della sanità. Anche l’aumento dei posti letto nelle Rsa, sostengono, non risolverebbe il problema dell’accesso alle cure se i nuovi posti restassero interamente a pagamento.
LE RICHIESTE
Quattro le principali richieste rivolte alla Regione: un incremento graduale dei finanziamenti per ridurre le liste d’attesa delle quote sanitarie Rsa, indicando come esempio 50 milioni di euro all’anno; una riforma del sistema di valutazione Uvg; la riorganizzazione delle prestazioni nelle strutture; gli atti attuativi necessari a rendere effettiva la legge regionale sulle cure domiciliari.
Per le Rsa, il documento propone nuclei dedicati alle cure palliative, alla terapia del dolore e alle persone con Alzheimer, percorsi di riabilitazione e centri diurni. Chiede inoltre più personale qualificato e un lavoro in équipe con i medici di medicina generale. Per l’assistenza a casa, sollecita contributi sanitari destinati all’assunzione di assistenti familiari e sostegni ai caregiver.
Al presidente Nicco e al Consiglio regionale viene chiesta un’azione di impulso per pubblicare i dati sulle valutazioni, sulle domande di assistenza e sulle quote sanitarie attivate. Il Comitato propone inoltre di inserire l’aumento delle quote Rsa a tempo indeterminato tra gli obiettivi dei direttori generali delle Asl e di affrontare le disparità territoriali nei servizi domiciliari.
Il principio conclusivo del documento riassume le ragioni del presidio: «Le cure in RSA e a domicilio devono essere garantite dal Servizio sanitario. La disponibilità volontaria dei familiari può integrarle, non sostituirle.»
A.B.

