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“Servono fondi e recupero degli alloggi, non vendite”
VERCELLI – Il nuovo Piano Casa del Governo non convince i sindacati degli inquilini. In un comunicato congiunto, Sunia, Sicet e Uniat esprimono forti perplessità sul provvedimento, definendolo ricco di annunci ma povero di risposte concrete rispetto all’emergenza abitativa che interessa migliaia di famiglie.
Secondo le organizzazioni sindacali, il decreto non garantisce un reale rafforzamento dell’edilizia residenziale pubblica e rischia invece di favorire la progressiva privatizzazione del patrimonio abitativo pubblico. Al centro delle critiche vi sono le risorse stanziate dal Governo: 970 milioni di euro distribuiti nell’arco di cinque anni, con una disponibilità effettiva per il 2026 di circa 194 milioni.
Una cifra che, secondo i sindacati, appare insufficiente rispetto alle necessità del patrimonio esistente. Federcasa, l’associazione nazionale degli enti gestori delle case popolari, stima infatti in circa 25 mila euro il costo medio necessario per recuperare un alloggio. Applicando questo parametro, nel 2026 potrebbero essere recuperati poco più di 7.700 appartamenti in tutta Italia.
925 ALLOGGI DA RECUPERARE: 372 NEL VERCELLESE
Numeri che assumono particolare rilevanza anche nel Piemonte Nord. L’Agenzia Territoriale per la Casa (ATC Piemonte Nord) ha infatti censito 925 alloggi da recuperare nel proprio territorio: 11 in provincia di Biella, 342 in provincia di Novara, 200 nel Verbano Cusio Ossola e 372 in provincia di Vercelli.
Tra gli aspetti maggiormente contestati vi è inoltre la previsione della nomina di due commissari straordinari che, secondo Sunia, Sicet e Uniat, potranno operare in deroga agli strumenti urbanistici regionali e comunali. Una scelta che, a giudizio dei sindacati, rischia di centralizzare le decisioni, ridimensionando il ruolo di Comuni, Regioni ed enti gestori che già possiedono competenze specifiche nel settore dell’edilizia sociale.
Altrettanto critica la posizione sulla possibilità di vendere una parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Per i sindacati, utilizzare la vendita degli alloggi per ripianare i bilanci degli enti gestori significa ridurre ulteriormente l’offerta di case popolari proprio mentre cresce la domanda.
3.486 RICHIESTE DI ALLOGGIO: 2.402 SENZA RISPOSTA
A livello nazionale le domande di assegnazione inevase sarebbero circa 650mila. Nel solo territorio del Piemonte Nord, secondo i dati del 2023, sono state presentate 3.486 richieste di alloggio popolare e ben 2.402 non hanno trovato risposta.
Perplessità vengono espresse anche sul modello previsto per la realizzazione di nuove abitazioni. Il decreto punta infatti su fondi immobiliari privati partecipati da Cassa Depositi e Prestiti per costruire o recuperare immobili da destinare alla vendita o all’affitto a prezzi calmierati. Una soluzione che, secondo le organizzazioni degli inquilini, rischia di non essere comunque accessibile a molte famiglie e lavoratori, alle prese con salari insufficienti e un costo della vita in continuo aumento.
Nel mirino anche l’accelerazione delle procedure di sfratto prevista dal provvedimento. “Mentre per costruire nuovi alloggi o recuperare quelli esistenti serviranno anni – sostengono i sindacati – gli sfratti rischiano di procedere molto più rapidamente”.
Per affrontare davvero l’emergenza abitativa, Sunia, Sicet e Uniat indicano alcune priorità: il recupero effettivo del patrimonio pubblico inutilizzato, il rifinanziamento del Fondo sostegno affitti, una riforma della locazione privata che favorisca gli affitti stabili attraverso strumenti fiscali adeguati e, soprattutto, l’apertura di un confronto con i sindacati degli inquilini e con tutte le parti sociali coinvolte.
Per le tre organizzazioni, il diritto alla casa continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali del Paese e richiede interventi strutturali ben più incisivi rispetto a quelli contenuti nel nuovo Piano Casa.

