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L’associazione antispecista radicale interviene sulla vicenda del parco novarese
NOVARA – Una dura denuncia contro quella che viene definita una vera e propria «violenza specista». È la posizione espressa da Progetto Parte in Causa – antispecismo radicale, che interviene sulla vicenda degli ibis presenti nel parco dell’Allea di Novara e sulle polemiche seguite agli interventi effettuati sugli alberi che ospitavano la colonia.
Nel lungo documento diffuso dall’associazione, il caso viene letto non soltanto come una questione amministrativa o ambientale, ma come l’ennesima manifestazione di una cultura che considera gli animali non umani esseri sacrificabili quando entrano in conflitto con interessi e priorità umane.
L’associazione ha innanzitutto ringraziato le persone e le realtà che si sono mobilitate sul posto e le forze politiche che hanno chiesto chiarimenti e assunto posizioni critiche rispetto alla gestione della vicenda.
Secondo Progetto Parte in Causa, ciò che è accaduto all’Allea rappresenta un esempio emblematico di specismo, ovvero della convinzione che la vita degli animali possa essere subordinata senza particolari scrupoli alle esigenze dell’uomo.
«Le immagini e le testimonianze di questi giorni – si legge nella nota – raccontano alberi devastati, nidi distrutti, piccoli uccisi e animali disorientati. Ma soprattutto raccontano una scelta politica: quando gli animali diventano un problema, troppo spesso la risposta delle istituzioni è disturbare, spostare o eliminare».
L’associazione contesta in particolare il fatto che l’intervento sia avvenuto durante il periodo della nidificazione, ritenendo che non sia stata adeguatamente considerata la vulnerabilità della colonia presente nell’area.
Per i firmatari non si può parlare semplicemente di errore gestionale o di operazione mal riuscita. Il problema, sostengono, sarebbe culturale e riguarderebbe il modo in cui la società considera gli animali selvatici presenti nei contesti urbani.
«Gli ibis sono stati trattati come un inconveniente da risolvere e non come una presenza con cui convivere responsabilmente», afferma il documento, che invita le amministrazioni pubbliche a sviluppare strategie preventive e non cruente per la gestione della fauna urbana.
La riflessione si allarga quindi al concetto stesso di antispecismo, definito come il riconoscimento degli animali quali individui portatori di interessi propri e non semplici elementi decorativi o problemi da gestire.
Secondo Progetto Parte in Causa, una società realmente civile dovrebbe tenere conto delle esigenze degli animali nella pianificazione urbana e nell’organizzazione degli eventi, evitando interventi che possano provocare sofferenza o distruzione degli habitat.
Nella parte conclusiva della nota, l’associazione sostiene che il caso dell’Allea non rappresenti un episodio isolato, ma il risultato di una mentalità ancora diffusa che considera accettabile sacrificare gli animali quando diventano scomodi.
«Non sono stati colpiti soltanto degli ibis – conclude il documento – ma è stata riaffermata l’idea che gli animali possano essere spostati, feriti o uccisi per adattare il mondo alle esigenze umane. È proprio questa convinzione che l’antispecismo contesta alla radice».

