Monica Canalis (PD)
La consigliera regionale del PD propone progetti di ricarica delle falde attraverso sistemi agroforestali
TORINO – La crescente siccità che sta interessando il Piemonte riporta al centro del dibattito la gestione delle risorse idriche. A intervenire è la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis, vicepresidente della Commissione Lavoro e Attività produttive del Consiglio regionale, che invita la Regione ad accelerare gli interventi per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e garantire una maggiore disponibilità d’acqua.
Secondo Canalis, negli ultimi anni il territorio piemontese è stato interessato da una forte cementificazione che ha aumentato l’impermeabilizzazione del suolo, riducendo la capacità di ricarica naturale delle falde acquifere. Una situazione che, unita alle precipitazioni sempre più irregolari, rischia di riportare il Piemonte nelle condizioni di emergenza vissute durante la siccità del 2022.
«Il consumo di acqua continua ad aumentare nei settori agricolo, civile e industriale – osserva la consigliera – mentre le falde mostrano segnali sempre più evidenti di sofferenza, con pozzi che si abbassano e sorgive che scompaiono».
ACCESSO AGLI ATTI SUGLI INVASI
Per verificare le politiche adottate dalla Regione, Canalis ha presentato un accesso agli atti chiedendo di conoscere quanti invasi siano stati realizzati dall’insediamento della Giunta guidata dal presidente Alberto Cirio, avvenuto ormai sette anni fa.
Pur riconoscendo l’importanza delle grandi opere, la consigliera evidenzia come i piccoli e medi invasi rappresentino una soluzione più rapida per immagazzinare l’acqua piovana, rallentandone il deflusso verso valle e contribuendo anche alla prevenzione del rischio idrogeologico.
NON SOLO INVASI: SPAZIO ALLA RICARICA DELLE FALDE
Per Canalis, tuttavia, gli invasi non possono rappresentare l’unica risposta.
Tra gli esempi virtuosi cita il progetto sperimentale realizzato a Beinette, nel Cuneese, dove una trincea di infiltrazione consente di convogliare l’acqua dei canali nel sottosuolo favorendo la ricarica della falda. Richiama inoltre l’esperienza del Consorzio irriguo del Brenta, che utilizza le cosiddette Aree di Infiltrazione Forestale (AFI), sistemi agroforestali che favoriscono contemporaneamente infiltrazione dell’acqua, incremento della biodiversità, resilienza ambientale e mantenimento della produttività agricola.
UNA SPERIMENTAZIONE ANCHE IN PIEMONTE
Il tema è già approdato nella Terza Commissione del Consiglio regionale, dove, su iniziativa della stessa Canalis, si è svolta un’audizione dedicata lo scorso 22 aprile.
Secondo la consigliera, la Commissione avrebbe condiviso l’opportunità di affidare uno studio all’IRES o agli uffici regionali per valutare una sperimentazione piemontese dei sistemi di ricarica delle falde, oltre a proporre l’inserimento di queste misure nel prossimo Piano di Sviluppo Rurale.
«SERVONO INTERVENTI CONCRETI E TEMPI PIÙ RAPIDI»
Canalis sottolinea infine come la risposta alla crisi idrica debba passare da una strategia integrata che comprenda invasi, ricarica delle falde, pianificazione territoriale e attuazione del Piano nazionale delle infrastrutture idriche.
«Anche il Piemonte dispone di numerosi progetti – conclude – ma molti sono ancora bloccati nelle procedure autorizzative o procedono con tempi incompatibili con un clima che cambia molto più rapidamente della burocrazia. Attendiamo la risposta all’accesso agli atti e lo studio sui sistemi agroforestali, ma chiediamo fin da ora alla Giunta Cirio di avviare sperimentazioni nelle aree più critiche, prima che sia troppo tardi».

