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Secondo l’associazione circa un terzo del mercato sarebbe in mano a installatori non certificati
TORINO – L’ondata di caldo che sta interessando il Piemonte ha fatto impennare la richiesta di climatizzatori per abitazioni e luoghi di lavoro. In parallelo, però, cresce anche il fenomeno degli installatori abusivi, una situazione che preoccupa Confartigianato Imprese Piemonte, che invita i cittadini ad affidarsi esclusivamente a professionisti qualificati.
Secondo una stima dell’associazione, circa un terzo del mercato dei climatizzatori sarebbe nelle mani di installatori non certificati, che operano senza i requisiti previsti dalla normativa, mettendo a rischio sicurezza, ambiente e gli stessi clienti.
LAVORO ABUSIVO E DANNEGGIAMENTO AMBIENTALE
«Si rischia di incorrere in sanzioni pesanti per lavoro abusivo e danneggiamento ambientale – spiega Roberto Riccardo, presidente della Federazione Impiantisti di Confartigianato Imprese Piemonte –. Solo le aziende certificate garantiscono efficienza, qualità e il rispetto delle norme».
L’associazione ricorda che i climatizzatori contengono F-Gas (gas fluorurati), sostanze soggette a una rigida normativa perché responsabili dell’effetto serra. Per questo possono essere installati e maneggiati soltanto da operatori in possesso delle necessarie certificazioni.
Confartigianato mette inoltre in guardia dai rischi del “fai da te” e dalle vendite online che, pur prevedendo l’obbligo di affidare il montaggio a tecnici specializzati, spesso finiscono per favorire installazioni improvvisate.
«L’installazione deve essere eseguita da imprese abilitate dalla Camera di Commercio – prosegue Riccardo –. È anche una questione di sicurezza, perché il gas refrigerante R32 è infiammabile e richiede competenze specifiche».
Infine, l’associazione sottolinea come l’esperienza professionale e la formazione continua non possano essere sostituite da brevi corsi o tutorial reperibili sul web.
«Non è plausibile pensare di acquisire in poche ore la competenza impiantistica e la cultura della sicurezza che le nostre imprese hanno maturato in anni di lavoro sul campo», conclude Riccardo.

