Un momento degli scontri
REGIONE | La presa di posizione del sindacato
TORINO – Una presa di posizione durissima arriva dalla segreteria provinciale torinese di FSP Polizia di Stato dopo le violenze avvenute in Val di Susa nei pressi dei cantieri Tav.
«È solo un puro caso se oggi non ci è scappato il morto», afferma il segretario generale provinciale Luca Pantanella, che descrive quanto accaduto come un assalto organizzato contro il cantiere e contro le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine.
Secondo il sindacato, il Festival Alta Felicità si sarebbe trasformato ancora una volta in un punto di ritrovo per gruppi intenzionati a raggiungere il sito e affrontare le forze di polizia. Pantanella parla di persone incappucciate, incendi e azioni caratterizzate da una violenza particolarmente elevata.
FSP sostiene che simili episodi espongano sia gli agenti sia gli stessi manifestanti al rischio di conseguenze irreparabili. Nel comunicato viene inoltre criticata quella parte della politica che, secondo il sindacato, continuerebbe a giustificare o minimizzare le condotte violente presentandole come semplici manifestazioni di dissenso.
Il sindacato richiama anche l’attenzione sui costi sostenuti dalla collettività. Oltre ai danneggiamenti alle strutture, vengono citate le spese per il dispositivo di ordine pubblico, il ripristino delle aree colpite e le cure necessarie per le persone rimaste ferite.
«La comunità piemontese e nazionale non può continuare a essere ostaggio di una minoranza violenta», afferma Pantanella, chiedendo alla politica e alle istituzioni una risposta più netta.
Tre le proposte avanzate da FSP. La prima riguarda la revoca preventiva delle autorizzazioni al Festival Alta Felicità qualora l’evento venga considerato un rischio concreto per l’ordine pubblico. Per il sindacato, il diritto di manifestare non può trasformarsi in una copertura per azioni illegali.
La seconda proposta prevede che gli organizzatori siano chiamati a rispondere economicamente dei danni provocati durante le iniziative. FSP suggerisce che il rilascio delle autorizzazioni venga subordinato alla presentazione di una fideiussione assicurativa, destinata a coprire eventuali danneggiamenti alle infrastrutture, lesioni agli operatori e costi sostenuti dallo Stato.
Il terzo punto riguarda la protezione del cantiere Tav, definito un’infrastruttura strategica nazionale. Il sindacato chiede che la zona rossa venga affidata all’Esercito, con disposizioni operative adeguate alla tutela del sito, evitando che la Polizia continui a essere impiegata come «bersaglio mobile».
FSP contesta infine l’utilizzo del termine generico “scontri” per raccontare quanto avvenuto, sostenendo che debba essere evidenziata con chiarezza la distinzione tra chi aggredisce e chi è chiamato a garantire la sicurezza.
«La politica scelga se stare con chi difende la democrazia e la sicurezza dei cittadini oppure con chi usa i boschi della Val di Susa per giocare alla guerra», conclude Pantanella.
A.B.

