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POLITICA | Coluccio, Disabato e Unia chiedono un intervento normativo immediato
TORINO – Una legge regionale sul fine vita da approvare senza ulteriori rinvii. È la richiesta avanzata dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Pasquale Coluccio, Sarah Disabato e Alberto Unia, che tornano a incalzare la Giunta guidata dal presidente Alberto Cirio.
L’intervento arriva dopo la decisione del Veneto di legiferare in materia. Secondo gli esponenti pentastellati, il precedente della prima Regione amministrata dal centrodestra ad affrontare il tema dimostrerebbe che anche il Piemonte può dotarsi di una disciplina chiara, in attesa di una legge nazionale.
A Palazzo Lascaris è già stata depositata una proposta di legge a prima firma di Pasquale Coluccio. Sullo stesso argomento è inoltre intervenuta l’Associazione Luca Coscioni con una legge di iniziativa popolare sostenuta da oltre 12mila cittadini piemontesi.
Il tema dovrebbe tornare all’esame delle commissioni regionali nel mese di ottobre. Il Movimento 5 Stelle chiede alla maggioranza di centrodestra di consentire un confronto nel merito, evitando una nuova bocciatura preliminare come quella avvenuta tre anni fa.
La presa di posizione si inserisce nel più ampio confronto sulle scelte della Giunta Cirio in materia sanitaria. Gli stessi consiglieri erano recentemente intervenuti sul personale sanitario, sui nuovi servizi e sulle liste d’attesa e sulla situazione delle oltre 12mila persone in attesa di accedere alle Rsa con la quota sanitaria.
«La Regione Piemonte approvi subito di una legge regionale sul fine vita – affermano i consiglieri – Dopo la notizia delle ultime ore, con una Regione guidata dalla Destra come il Veneto che ha deciso di legiferare, la Giunta Cirio non ha più scuse. Non possiamo continuare a nasconderci dietro circolari, regolamenti o rinvii. Le linee guida adottate dalla Giunta mesi fa non sostituiscono una legge e non garantiscono quelle regole chiare, uniformi e trasparenti che un diritto così delicato richiede».
«Siamo tutti consapevoli che servirebbe una legge nazionale. Ma l’immobilismo del Parlamento su questo tema è sotto gli occhi di tutti e, ad oggi, non esiste un percorso credibile per arrivare in tempi brevi a una disciplina statale. Di fronte a questo vuoto, le Regioni non possono limitarsi a prendere atto della situazione. Il Veneto, nelle scorse ore, ha dimostrato che una Regione può assumersi questa responsabilità. È la quarta Regione in Italia, la prima guidata dalla Destra. Un precedente che dimostra che, quando c’è la volontà, il tema può essere affrontato nel merito, senza ideologismi e senza alibi».
«In Piemonte abbiamo una proposta di legge già pronta, presentata a inizio anno a prima firma Coluccio, che recepisce i principi affermati a più riprese dalla Corte Costituzionale. E ci sono oltre 12mila piemontesi che hanno scelto di sostenere la legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni, un secondo tentativo dei cittadini di far sentire la propria voce nelle istituzioni, a tre anni dal primo tentativo, quando la maggioranza decise di non discutere la proposta di legge votando una pregiudiziale di incostituzionalità. Da ottobre il tema tornerà all’attenzione delle commissioni. Auspichiamo che la Destra abbia il coraggio di discuterlo davvero. Il Piemonte non ha bisogno di scuse, ma di una legge di civiltà».
A.B.

