Collage delle foto dei resti affiorati nel fiume Sesia (AB Press Vercelli)
TERRITORIO | Pali lignei e strutture in pietra tornano visibili nei pressi di Motta de’ Conti
VERCELLI – La storia riaffiora dal letto del fiume Sesia. Il livello particolarmente basso dell’acqua ha riportato alla luce, nei pressi di Mantie, nel territorio di Motta de’ Conti, i resti di un antico ponte romano risalente a oltre duemila anni fa.

Pali in legno e strutture in pietra emergono dall’alveo durante i periodi di magra, offrendo una nuova occasione per osservare una delle più affascinanti testimonianze della viabilità romana presenti sul territorio.
A effettuare un sopralluogo sono stati il sindaco Emanuela Quirci e il consigliere comunale Stefano Tonetti.
«I resti delle palificate lignee e delle strutture in pietra riaffiorano dal letto del Sesia durante i periodi di magra, restituendoci frammenti di una storia che affonda le proprie radici in oltre duemila anni fa», spiega il primo cittadino.
Nel corso dei secoli le piene hanno modificato più volte il corso del fiume, sommergendo e tornando periodicamente a mostrare le tracce dell’antica costruzione.
«È una straordinaria testimonianza della solidità e dell’ingegno costruttivo dei Romani – aggiunge Quirci –. Le loro opere continuano ancora oggi a raccontare la propria storia».
L’ANTICA STRADA TRA PAVIA E TORINO
Il ponte sorgeva lungo un’importante arteria romana che collegava Ticinum, l’attuale Pavia, ad Augusta Taurinorum, oggi Torino. Gli studi ipotizzano diverse fasi costruttive sovrapposte. Del primo impianto, databile intorno al 218 avanti Cristo, resterebbero i pali lignei visibili nel letto del fiume.
La successiva versione in pietra doveva invece essere un’opera monumentale, probabilmente composta da cinque arcate e forse sormontata da una statua equestre. Da anni l’amministrazione comunale collabora con la Soprintendenza. A seguire le indagini sul sito è stata anche la consigliera Marinella Volpi.
LE RICERCHE SUL SITO
Gli studi proseguono dagli anni Settanta. La famiglia Gaviglio rivendica la scoperta del ponte nel 1970, mentre negli anni successivi sono stati effettuati diversi sopralluoghi con le Soprintendenze del Piemonte e della Lombardia.
Le fonti storiche indicano inoltre la possibile presenza nella zona di una mansio e di una mutatio, strutture destinate alla sosta dei viaggiatori e al cambio dei cavalli.
Nel 2017 il Comitato di San Giovanni finanziò un’indagine con il georadar, che esplorò l’area fino a circa tre metri di profondità, rilevando la presenza di una struttura.
La nuova emersione riaccende così l’attenzione su un patrimonio archeologico ancora in parte da conoscere e valorizzare, rimasto per secoli custodito dalle acque del fiume Sesia.
A.B.





