"Vercelli graffiti", la nostra nuova rubrica
RUBRICA | Insegne, abitudini e luoghi d’incontro della città nel 1986
VERCELLI – Nel 1986 per acquistare un disco, scegliere un giocattolo o provare un nuovo capo di abbigliamento bisognava entrare in negozio, osservare le vetrine e affidarsi ai consigli del commerciante. Non esistevano acquisti online e i grandi centri commerciali non avevano ancora modificato le abitudini dei vercellesi. Il cuore dello shopping era il centro cittadino, con corso Libertà come principale vetrina a cielo aperto.
Ricostruire l’elenco completo delle attività presenti esattamente nel 1986 non è semplice. Molti archivi commerciali non sono digitalizzati e una parte importante della storia cittadina è affidata alle pubblicità dell’epoca e ai ricordi di chi frequentava quelle strade. Le testimonianze permettono comunque di tracciare una mappa delle insegne più conosciute e delle consuetudini di allora.
Corso Libertà non era soltanto la strada degli acquisti. Era anche il percorso delle tradizionali “vasche”, durante le quali ragazzi e famiglie camminavano avanti e indietro incontrando amici e osservando le vetrine. Lungo il corso si trovavano marchi come Benetton e Sisley, insieme a numerose attività indipendenti.
Tra le insegne maggiormente ricordate figurava Master Dischi. Il negozio rappresentava un punto di riferimento per gli appassionati di musica, che potevano cercare le ultime uscite, acquistare dischi e musicassette e ascoltare le novità prima di decidere. In un periodo dominato dal vinile e dalle cassette, il negoziante aveva anche il compito di consigliare e fare conoscere nuovi artisti.
Sempre su corso Libertà si trovava Blue Point, piccolo negozio dedicato alla bigiotteria e agli articoli da regalo. All’inizio del corso era invece conosciuta la cartoleria Bernascone, ricordata in particolare per gli allestimenti natalizi, le decorazioni, gli alberi e i presepi esposti nelle sue vetrine.
Un capitolo importante era quello dei giocattoli. I nomi ricorrenti nella memoria cittadina sono Anna Giochi, Delfino in piazza Cavour e Plastica Stile. Quest’ultima attività era nata nel 1965 in piazza Cavour e nel 1969 si era trasferita in via Dante, all’angolo con via Marsala. Nel 1986 era già un punto di riferimento consolidato per diverse generazioni di bambini.
Sugli scaffali si trovavano trenini elettrici Rivarossi e Lima, piste automobilistiche Polistil, costruzioni, bambole e confezioni del Subbuteo. La scelta di un giocattolo passava spesso attraverso più visite in negozio, mentre le vetrine natalizie contribuivano a creare l’attesa per i regali.
Nel settore dell’abbigliamento spiccava Valentino, la boutique di via Nigra legata alla figura di Valentino Trada. Era una delle insegne che avevano contribuito a costruire l’immagine elegante dello shopping vercellese. In corso Marcello Prestinari operava invece Smog, particolarmente conosciuto tra i giovani e associato ai capi Uniform.
Le ricostruzioni dedicate alla moda degli anni Ottanta ricordano anche i negozi di via Galileo Ferraris, quelli di via Balbo e via Laviny.
L’acquisto di una macchina fotografica o lo sviluppo di un rullino conducevano invece in attività come Ottica Foto Cine Piero Anfossi, in largo D’Azzo, oppure da Dragone e Aurelio, ricordati lungo corso Libertà. Prima dell’avvento degli smartphone e della fotografia digitale, questi negozi offrivano apparecchi, pellicole, stampa e consulenza tecnica.
Anche la televisione locale contribuiva a far conoscere le attività commerciali. Negli archivi degli spot degli anni Ottanta sono rimaste le pubblicità della pellicceria Gatta Due e di insegne come Dorio, Il Papiro, Grillo e Novikov. Sono frammenti che restituiscono non soltanto i nomi dei negozi, ma anche il linguaggio e lo stile della pubblicità cittadina di quel periodo.
Il commercio vercellese del 1986 era composto soprattutto da rapporti personali. Il titolare conosceva gusti e necessità dei clienti, metteva da parte la merce e suggeriva il prodotto più adatto. Il negozio era insieme luogo di vendita, punto d’incontro e presidio della vita di quartiere.
A quarant’anni di distanza, la maggior parte delle insegne sono scomparse e altre hanno cambiato sede o attività. I loro nomi, tuttavia, continuano a riaffiorare nei ricordi dei vercellesi. Raccontare quei negozi significa ricostruire una parte della città: le passeggiate sotto i portici, le vetrine illuminate, i dischi ascoltati prima dell’acquisto e i giocattoli desiderati aspettando il Natale.
A.B.












































