Immagine di repertorio
POLITICA | Il gruppo territoriale contesta le posizioni del coordinatore di Fare Ambiente Piemonte
VERCELLI – Si accende il confronto sulla crisi idrica e sulla costruzione di nuove dighe. Il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Vercelli e Valsesia replica alle dichiarazioni di Gian Carlo Locarni, coordinatore di Fare Ambiente Piemonte.
«Le recenti dichiarazioni di Gian Carlo Locarni, coordinatore di Fare Ambiente Piemonte, in merito alla crisi idrica e alla realizzazione di nuove dighe, richiedono una replica ferma, tecnica e basata sui fatti. Additare l’ambientalismo storico come un movimento “ideologico” responsabile della siccità è una narrazione parziale che distorce la realtà per coprire i ritardi strutturali della politica».
Secondo i firmatari, le opposizioni ai progetti maggiormente impattanti non sarebbero basate su posizioni ideologiche, ma su osservazioni formali presentate alle Commissioni VIA e VAS e predisposte con il contributo di ingegneri, geologi, idrografici e legali.
«Questo immenso lavoro di tutela del territorio costa migliaia di euro, cifre interamente autofinanziate dai cittadini, dai volontari e dai sottoscrittori delle associazioni. È inaccettabile che chi investe proprie risorse per garantire la legalità e la sostenibilità pubblica venga diffamato e accusato di “ostruzionismo”».
Il Movimento 5 Stelle richiama quindi i dati della CGIA di Mestre sulle perdite degli acquedotti. In Piemonte la dispersione media supererebbe il 35%, con circa 220 milioni di metri cubi di acqua potabile persi ogni anno e un danno economico stimato in oltre 500 milioni di euro.
Verbania registrerebbe la situazione più critica, con il 43% di dispersione, mentre Vercelli perderebbe il 22,2% dell’acqua immessa nella rete.
«La priorità logica e scientifica non è costruire nuovi sbarramenti che alterano gli ecosistemi e accelerano l’evaporazione, ma riparare i tubi esistenti. Continuare a immettere acqua in un sistema idrico colabrodo serve solo a finanziare i grandi cantieri, non a risolvere la siccità».
Il gruppo richiama infine l’articolo 9 della Costituzione sulla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, attribuendo la crisi idrica alla mancata pianificazione regionale.
«Scaricare le colpe su chi difende la legalità e la natura è una strategia propagandistica che rispediamo al mittente».
La nota è firmata da Massimo Berzero, Cristiano Maltese, Enza Quarticelli, Costantino Zappino, Teresa Barbieri, Silvana D’Antona e Carlo Rossi.
A.B.

