L'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi
SANITÁ – L’associazione contesta l’aumento dei casi classificati come “differibili”
TRINO – Un nuovo e durissimo attacco alla politica sanitaria della Regione Piemonte e, in particolare, all’assessore Federico Riboldi. A lanciarlo è l’Associazione culturale Gruppo Senza Sede di Trino, che torna sulla mancata attribuzione della quota sanitaria a migliaia di anziani malati cronici non autosufficienti ricoverati nelle Rsa piemontesi.
«Siamo sempre più perplessi e demoralizzati nel leggere le esternazioni dell’Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi in palese antitesi con la mancata copertura sanitaria di 17 mila anziani malati cronici non autosufficienti, trattati come “clienti paganti il 100%” nelle Rsa piemontesi, i quali hanno diritto alle quote Asl come Livello Essenziale di Assistenza».
L’associazione richiama il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017 e, in particolare, l’articolo 30 dedicato all’assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale alle persone non autosufficienti. Secondo il Gruppo senza Sede, la normativa nazionale stabilirebbe chiaramente la competenza sanitaria sul 50 per cento della retta del ricovero in Rsa.
Le numerose testimonianze di malati e familiari che arriverebbero quotidianamente alla Fondazione Promozione sociale di Torino descrivono, secondo l’associazione trinese, una realtà profondamente diversa da quella rappresentata dall’assessore regionale.
«Le parole di Riboldi sembrano provenire da un altro pianeta nel persistere a voler legittimare le trasgressioni della norma nazionale, che è chiarissima circa la competenza sanitaria del 50% della retta di ricovero in Rsa».
IL NODO DEI MALATI “DIFFERIBILI”
Uno dei punti maggiormente contestati riguarda l’aumento degli anziani classificati dalle Unità di valutazione geriatriche come “differibili”. Secondo la nota, tra febbraio e dicembre 2025 sarebbe cresciuta in maniera preoccupante la percentuale di persone gravemente malate inserite in questa categoria dopo aver presentato domanda per ottenere la convenzione sanitaria.
«Differibile significa che non c’è un tempo di risposta: un rinvio sine die, o forse, un totale silenzio che suona peggio di uno schiaffo».
Il Gruppo senza Sede richiama anche la deliberazione regionale 14 del 2013, che riserverebbe la classificazione di “differibile” alle persone con una parziale perdita di autonomia nelle attività quotidiane e con la presenza di un sostegno familiare o amicale.
L’associazione sostiene invece di ricevere segnalazioni riguardanti persone completamente non autosufficienti, allettate e dipendenti in ogni attività dalle cure sanitarie e sociosanitarie, spesso già ricoverate in strutture residenziali.
In alcuni casi, le stesse Uvg assegnerebbero punteggi sanitari molto elevati – viene citato l’esempio di 11 punti su 14 – riconoscendo quindi una condizione di particolare gravità, per poi dichiarare ugualmente il malato “differibile”. La conseguenza sarebbe il mancato riconoscimento della quota sanitaria e il pagamento dell’intera retta da parte della famiglia.
La questione era già stata sollevata dalla Fondazione Promozione sociale, secondo la quale 17mila famiglie piemontesi sostengono integralmente la retta delle Rsa.
Nei giorni scorsi anche il Movimento 5 Stelle aveva annunciato un’interrogazione in Consiglio regionale, chiedendo alla Giunta di spiegare perché oltre 12mila persone risultino ancora in attesa della quota sanitaria e perché nel 2025 i casi definiti “differibili” siano aumentati in modo così consistente.
«LA GIUNTA ASSISTE IMPASSIBILE»
Il Gruppo senza Sede rivolge quindi due domande dirette all’amministrazione regionale:
«La Giunta regionale assiste impassibile all’impoverimento di migliaia di piemontesi ingiustamente privati della quota sanitaria? E’ in grado di arrivare almeno a rendersi conto della gravità della situazione invece di pensare prioritariamente a proclami autocelebrativi certo più facili da produrre e di veloce impatto mediatico?».
La richiesta conclusiva è quella di aumentare immediatamente le risorse destinate alle prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza, garantendo risposte sia alle persone già ricoverate sia a quelle assistite a domicilio perché impossibilitate a sostenere il costo di una struttura privata.
«Inverta immediatamente la rotta istituendo nuove quote sanitarie Lea, dando così risposte concrete alle 17 mila famiglie di degenti nelle strutture che oggi pagano l’intera retta ed alle altre migliaia di malati costretti a casa senza aiuti perché non in grado di sostenere le spese di un ricovero privato».
A.B.

