Alcuni frame del video di denuncia
ATTUALITÁ – Il cittadino indossava una maglietta di contestazione nei confronti della premier
VERCELLI – Otto associazioni e realtà della società civile esprimono preoccupazione per il controllo al quale sarebbe stato sottoposto un cittadino e attivista vercellese venerdì 11 settembre, durante la visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Vercelli per l’inaugurazione di Risò 2026.
L’episodio, secondo quanto ricostruito nel comunicato congiunto, sarebbe avvenuto intorno alle 12.15 nel quartiere Isola, nelle vicinanze dell’abitazione dell’interessato e lontano dagli appuntamenti istituzionali. L’uomo stava rientrando a casa in bicicletta e indossava una maglietta con un messaggio di dissenso nei confronti della presidente del Consiglio e del cosiddetto “DDL bavaglio”.
Un filmato diffuso successivamente documenta una parte del controllo in strada e la richiesta degli agenti di salire sulla volante per essere accompagnato in Questura. Nel video vengono richiamati un controllo dei documenti e una verifica nella banca dati, mentre il cittadino sostiene di avere già consegnato il proprio documento e domanda le ragioni del trasferimento negli uffici di Polizia.
L’interessato riferisce inoltre che la perquisizione effettuata sul posto non avrebbe portato al ritrovamento di oggetti pericolosi. Una volta in Questura, sempre secondo il suo racconto, sarebbe stato sottoposto a un’ulteriore perquisizione personale, fino alla denudazione, e al rilevamento delle impronte digitali. Circostanze sulle quali, al momento, viene richiesta una ricostruzione ufficiale.
«Alla luce delle circostanze finora ricostruite, riteniamo che le misure adottate presentino seri profili di sproporzione».
Le organizzazioni riconoscono il ruolo delle forze dell’ordine nella tutela della sicurezza pubblica, ma sottolineano la necessità che ogni intervento rispetti i presupposti stabiliti dalla legge e sia proporzionato alla situazione concreta.
«Chiediamo quindi quali esigenze abbiano reso necessario accompagnare in Questura una persona che stava tornando a casa e che afferma di aver già fornito il documento. Chiediamo quale fosse il fondamento normativo dell’accompagnamento e quali ragioni abbiano giustificato le ulteriori procedure riferite dall’interessato».
Secondo i firmatari, il contesto politico nel quale si è verificato l’episodio rende indispensabile un chiarimento puntuale: «Contestare il Governo, esprimere dissenso e chiedere le dimissioni di chi lo guida sono esercizio della libertà politica. Una maglietta di contestazione non può, di per sé, giustificare misure restrittive o invasive».
Le associazioni chiedono alla Questura di precisare il fondamento giuridico e le finalità dell’accompagnamento, di verificare le circostanze riferite e di chiarire quali dati personali siano stati raccolti e se siano confluiti in una banca dati della Polizia.
«Esprimere dissenso è un diritto. Garantirne l’esercizio è un dovere delle istituzioni».
Il documento è firmato da A.N.P.I. Comitato Provinciale di Vercelli ETS, A.N.P.I. Sezione Città di Vercelli “Anna Marengo”, Amnesty International – Vercelli, Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, Campagna OSM (Obiezione Spese Militari), Insieme per Gaza, Lega Obiettori Di Coscienza Al Servizio Militare e Valsesia per la Palestina.
A.B.

