Monica Canalis (PD)
POLITICA | L’intervento della consigliera regionale del Partito Democratico
TORINO – Un intervento immediato e strutturale per adeguare la quota sanitaria dei servizi residenziali e semiresidenziali destinati ad anziani, minori, persone con disabilità, pazienti della salute mentale e persone con dipendenze. A chiederlo è la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis, che accusa la Giunta Cirio di continuare a rinviare una decisione ormai non più differibile.
«La cifra distintiva di questa Giunta regionale è il rinvio. O il rattoppo», afferma Canalis, richiamando anche la sentenza del Tar dello scorso 17 aprile, che avrebbe sollecitato la Regione ad adeguare quanto prima la componente sanitaria delle tariffe.
Secondo la consigliera, l’imminente variazione di bilancio rappresenterebbe l’occasione per destinare risorse più consistenti ai servizi rivolti alle persone fragili, garantendo una migliore assistenza domiciliare e nelle strutture e contribuendo, al tempo stesso, a ridurre la pressione sui pronto soccorso.
LA SOMMA NECESSARIA? ALMENO 100 MILIONI
Canalis giudica insufficienti sia i precedenti contributi una tantum sia lo stanziamento di 23 milioni di euro annunciato per ritoccare le tariffe. Per affrontare realmente il problema, sostiene, sarebbero necessari almeno 100 milioni.
«In un bilancio di otto miliardi per la sanità questi soldi si possono trovare», dichiara la consigliera, contestando le priorità adottate dall’amministrazione regionale.
Al centro dell’intervento vi è anche la tenuta del sistema piemontese del no profit, sul quale si fonda una parte significativa dell’assistenza sociosanitaria. Canalis teme che le difficoltà economiche possano favorire progressivamente l’ingresso di grandi gruppi finanziari internazionali, già presenti nella gestione di numerosi servizi in altre regioni.
Secondo i dati riportati dalla consigliera, la rete della residenzialità e semiresidenzialità piemontese assisterebbe oltre 50 mila persone e garantirebbe occupazione diretta a più di 35mila operatori sanitari, sociosanitari, educativi e ausiliari.
LE SPESE SONO CRESCIUTE DEL 2%
Il nodo principale riguarda lo squilibrio tra l’aumento dei costi sostenuti dagli enti e l’adeguamento delle tariffe riconosciute dalla Regione. Canalis parla di spese cresciute complessivamente di circa il 12%, a fronte di incrementi tariffari quantificati intorno al 2%.
A pesare sarebbero soprattutto il rinnovo dei contratti di lavoro, il rincaro dell’energia e la maggiore complessità dei bisogni assistenziali degli utenti. Il Tavolo regionale istituito per affrontare l’adeguamento delle tariffe, denuncia l’esponente dem, sarebbe ancora fermo.
La consigliera richiama nuovamente il pronunciamento del Tar, secondo il quale l’aggiornamento dovrebbe tenere conto dell’effettivo aumento del costo della manodopera, stimato tra l’11 e il 15%. In caso contrario, sostiene Canalis, sarebbe difficile garantire sia la copertura dei costi di produzione sia la qualità dei servizi.
«Sarebbe contraddittorio richiedere ai soggetti accreditati il rispetto del contratto collettivo nazionale e non assicurare, allo stesso tempo, una remunerazione sufficiente a sostenerne i costi», osserva.
Per la consigliera regionale, i prossimi mesi saranno decisivi per comprendere quale indirizzo intenda seguire la Giunta.
«È arrivato il momento della verità – conclude Canalis –. Se la quota sanitaria delle tariffe non verrà presto adeguata, le cooperative e gli altri enti chiuderanno i battenti».
A.B.

