Monsignor Vincenzo Paglia
REGIONE | La presidente della Fondazione promozione sociale Ets contesta alcune posizioni
VERCELLI – Una lettera aperta a monsignor Vincenzo Paglia per contestare alcune delle posizioni espresse nell’intervista pubblicata da La Stampa il 10 agosto, in particolare sul ricorso alle Rsa, sull’assistenza domiciliare e sul ruolo attribuito alla Regione Piemonte. A firmarla, oggi, giovedì 13 agosto, è Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione promozione sociale Ets.
Breda sostiene che le parole di Paglia siano state percepite da molte famiglie come una «quasi colpevolizzazione» di chi è costretto a ricoverare in Rsa un familiare non autosufficiente e contesta anche la valutazione positiva del modello piemontese, indicato nell’intervista come possibile riferimento nazionale.
La presidente chiarisce di condividere pienamente l’obiettivo di rafforzare le cure domiciliari, ricordando di essere stata prima firmataria, tra il 2011 e il 2013, di una petizione nazionale per il riconoscimento del diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari per le persone non autosufficienti. Ma invita a non generalizzare:
«Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio, come ha fatto Lei con la sua affermazione “la sanità e il sociale devono essere un tutt’uno”; questo è uno slogan, privo di fondamenta perché non chiarisce quali sono le esigenze degli anziani malati cronici non autosufficienti a cui vogliamo dare una risposta efficace, con nuove politiche sanitarie e socio-sanitarie e quali sono le leggi che devono essere rispettate da chi governa a ogni livello, o che devono essere modificate per adattarle alle mutate condizioni della popolazione anziana non autosufficiente.»
IL NODO DELLE RETTE RSA
Uno dei punti centrali riguarda i Livelli essenziali delle prestazioni socio-sanitarie. Secondo i dati riportati nella lettera, dei 33mila ricoverati nelle Rsa piemontesi la quota sanitaria, pari al 50% della retta, sarebbe coperta dalle Asl soltanto per 16.000 persone, mentre altri 17mila pazienti sarebbero costretti a sostenere integralmente costi che possono superare i 4.000 euro mensili.
Breda contesta inoltre l’idea di un Piemonte orientato prevalentemente verso le cure domiciliari. Nella lettera afferma che negli ultimi cinque anni la Regione avrebbe autorizzato mediamente 580 nuovi posti Rsa all’anno, facendo passare la dotazione da 30.123 posti nel 2021 a 33.021 nel 2026, con ulteriori strutture già in costruzione o in fase di accreditamento che porterebbero il totale a 35.886.
CURE A CASA: «SERVONO PRESTAZIONI REALI»
Il secondo tema riguarda la possibilità concreta di assistere a domicilio anziani malati cronici non autosufficienti, spesso affetti da patologie molto gravi o demenza.
Breda sottolinea che queste persone possono avere bisogno di assistenza continuativa anche sulle 24 ore, dalla vigilanza alla gestione di stomie e piaghe, dalla nutrizione dei disfagici alla mobilizzazione e all’igiene.
«A fronte di queste esigenze, le famiglie non vanno ingannate. Va loro detto che, purtroppo, al momento le prestazioni attivate dal settore pubblico non sono minimamente rispondenti a queste esigenze.»
La presidente critica anche la legge 33 e la cosiddetta “misura universale”, sostenendo che il problema sia alla radice, perché il sistema sarebbe selettivo e non realmente universalistico. Il punto sul quale propone invece un confronto è una modifica dell’Adi nell’ambito delle cure domiciliari garantite dai Lea sanitari e socio-sanitari.
CRITICHE ANCHE ALLA “RSA APERTA”
Nella lettera viene affrontato anche il modello della “Rsa aperta”, cioè l’estensione delle prestazioni delle strutture residenziali alle persone assistite a domicilio.
Secondo Breda, la soluzione sarebbe difficilmente praticabile perché le stesse Rsa soffrirebbero già oggi di una carenza di personale rispetto alla gravità degli ospiti. La presidente cita situazioni nelle quali, in alcuni turni, vi sarebbe un operatore ogni 40 malati e ricorda che le persone non autosufficienti assistite a casa possono necessitare della stessa intensità di cura di chi si trova in struttura.
Per Breda occorrerebbe dunque individuare altre strade per garantire il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione, anche ripartendo dalla legge regionale piemontese 10/2010, che definisce «ottima» ma rimasta nel cassetto.
La lettera si conclude con l’auspicio di un confronto diretto con monsignor Paglia e con l’invito all’iniziativa prevista a Torino il prossimo 2 ottobre, dove Breda spera possano essere presenti anche le famiglie di persone malate croniche non autosufficienti, sia ricoverate in Rsa sia assistite a domicilio.
A.B.

