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La controversia riguarda una donna con grave disabilità intellettiva ospitata in comunità
VERCELLI – La Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza che imponeva al Comune del capoluogo piemontese di sostenere integralmente la quota assistenziale e alberghiera per una persona con grave disabilità intellettiva inserita in una comunità alloggio, restituendo le somme già versate. A darne notizia è Utim, Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva.
Secondo quanto riferisce l’associazione, il pronunciamento conferma il rimborso di quasi 28.500 euro, oltre agli interessi legali, per le quote di compartecipazione pagate da dicembre 2022 ad agosto 2025.
Il ricorso del tutore e la conferma della sentenza
Il tutore della donna aveva contestato le richieste economiche del Comune, continuando nel frattempo a versare la quota alberghiera con riserva di recuperare le somme in sede giudiziale.
Nel dicembre 2025 il Tribunale aveva riconosciuto l’obbligo del Comune di «a pagare per intero la quota assistenziale/alberghiera della prestazione sociosanitaria», secondo il passaggio riportato nella nota. L’amministrazione aveva impugnato la decisione: ora, riferisce Utim, la Corte d’Appello ha confermato l’esito del primo grado.
Utim: soddisfazione per l’esito, ma resta la protesta
L’associazione, che ha fornito consulenza gratuita sul caso, esprime soddisfazione per la decisione, precisando di essere in attesa di leggere le motivazioni. Al tempo stesso rinnova le critiche all’amministrazione sull’applicazione dell’Isee.
«esprimiamo la nostra reiterata protesta per il fatto che il Comune di Torino continua a non applicare l’Isee e fa prevalere i suoi regolamenti sulla norma nazionale. Si tratta di una situazione che mette in crisi le famiglie degli utenti dei servizi socio-sanitari e alla quale il Comune non rimedia, nemmeno per coloro che formalmente chiedono all’Ente l’applicazione della norma», dichiara il presidente di Utim, Vincenzo Bozza.
Il richiamo al progetto di vita
A intervenire per il Csa è anche Andrea Ciattaglia, presidente dell’Unione promozione sociale, che collega la controversia alle risorse lasciate a disposizione delle persone ricoverate e alla possibilità di soddisfare bisogni e desideri personali.
«La sentenza è un tassello positivo nel percorso di rivendicazione dei diritti – dice per il Csa il presidente dell’Unione promozione sociale, Andrea Ciattaglia – che fa riflettere sulla distanza tra gli slogan e i fatti: agli utenti con grave disabilità dei servizi socio-sanitari con Isee pari a “zero” oggi è richiesto il pagamento dell’intera pensione e dell’intera indennità di accompagnamento. Per le loro esigenze ulteriori rispetto al ricovero Lea istituzionale viene loro lasciato l’importo di 150 euro al mese! Quale progetto di vita è fattibile con quelle risorse? Quale espressione dei propri desideri, delle proprie volontà è realizzabile?».
Per le associazioni, dunque, il pronunciamento rappresenta un risultato positivo sul singolo caso, mentre resta aperta la contestazione sui criteri utilizzati dal Comune per determinare la compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi sociosanitari.
A.B.

