Giorgia Meloni
POLITICA – Riceviamo e pubblichiamo la copia
VERCELLI – Riceviamo e pubblichiamo la copia della lettera che in occasione della visita della Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni prevista per domani, 11 settembre, a Vercelli, per l’inaugurazione di Risò, una delegazione degli scriventi provvederà, se possibile, a consegnarle. Copia della stessa è stata anche inviata al sindaco di Vercelli Roberto Scheda, che potrebbe fare da intermediario per la consegna.
Presidente Giorgia Meloni,
in occasione della Sua venuta a Vercelli, sentiamo il dovere di esprimerLe pubblicamente e con chiarezza la nostra profonda contrarietà alle politiche del Suo Governo e alla direzione politica che, sotto la Sua guida, il Paese sta assumendo.
Siamo cittadini e cittadine di Vercelli. Siamo persone che si riconoscono pienamente nei valori e nei principi della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza e dal sacrificio di quanti hanno combattuto il fascismo e restituito al nostro Paese libertà e democrazia.
Quella Costituzione, che rappresenta il fondamento della nostra Repubblica, non può essere considerata un ostacolo da aggirare o un insieme di istituzioni da ridurre progressivamente a strumenti funzionali alla concentrazione del potere politico.
Il nostro territorio ha conosciuto direttamente la storia della Resistenza e della lotta di Liberazione. Anche la popolazione vercellese ha dato il proprio contributo alla lotta contro il fascismo e il nazifascismo. Per questa ragione rivendichiamo con chiarezza la nostra identità: siamo vercellesi e siamo antifascisti.
L’antifascismo non è un’etichetta del passato, né un concetto da rimuovere dal dibattito pubblico. È un valore fondativo della Repubblica italiana. Per noi continua a significare difesa e preservazione del ruolo delle istituzioni, dei loro equilibri e degli strumenti di controllo democratico sull’esercizio del potere, , delle libertà individuali e collettive, del pluralismo, del dissenso e della dignità delle persone.
Riteniamo che il Suo Governo stia mostrando sempre più chiaramente una concezione del potere che deve essere contrastata attraverso gli strumenti democratici messi a disposizione dalla Costituzione.
Ci preoccupano le iniziative legislative e politiche che, a nostro giudizio, rischiano di comprimere gli spazi del dissenso e di trasformare la sicurezza in uno strumento di repressione sociale e politica.
Il treno sul quale il Suo Governo ha scelto di viaggiare, a nostro avviso, è ormai da tempo fuori dai binari della storia. E il rischio è quello di condurre l’intero Paese contro un muro, riproponendo logiche e dinamiche che la storia italiana ha già conosciuto e che non intendiamo dimenticare.
Le nostre principali contestazioni
Contestiamo, innanzitutto, la politica internazionale del Suo Governo. Contestiamo il sostanziale allineamento alle politiche del neoimperialismo statunitense e le scelte che hanno progressivamente favorito una nuova corsa al riarmo.
Contestiamo il sostegno alle politiche dello Stato di Israele e la mancata assunzione di una posizione sufficientemente netta di fronte alla tragedia che sta colpendo il popolo palestinese.
Riteniamo inaccettabile che, mentre milioni di persone subiscono le conseguenze delle guerre e della crisi economica, si scelga di destinare risorse sempre maggiori agli armamenti e all’industria bellica, sottraendole a settori fondamentali quali la sanità, la scuola, la ricerca, il lavoro e la tutela dell’ambiente.
Ci preoccupa una crescente cultura della militarizzazione e il ritorno nel dibattito pubblico di ipotesi che sembravano definitivamente consegnate al passato, compresa la prospettiva di un possibile ripristino della leva obbligatoria.
Contestiamo inoltre l’insufficiente attenzione riservata alla crisi climatica e alle conseguenze, ormai evidenti, dei cambiamenti climatici.
Le temperature eccezionalmente elevate, la siccità, la scarsità d’acqua e gli incendi stanno già producendo effetti concreti anche sul nostro territorio, incidendo sulla salute delle persone, sull’ambiente e sull’agricoltura.
Anziani e bambini sono tra i soggetti maggiormente esposti alle conseguenze delle temperature estreme. L’agricoltura vercellese, inoltre, conosce bene il problema della progressiva diminuzione delle risorse idriche.
In questo contesto guardiamo con forte preoccupazione al ritorno dell’ipotesi nucleare. Il nostro territorio conosce direttamente le conseguenze della presenza di impianti e materiali nucleari e ha già pagato, e continua a pagare, un prezzo elevato in termini ambientali e di preoccupazione per la salute e la sicurezza delle generazioni presenti e future.
Riteniamo inoltre grave il perdurare dell’incertezza sulla scelta del Deposito Nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Il Vercellese ospita già strutture connesse alla gestione e allo stoccaggio di materiali nucleari e la memoria dell’alluvione del 2000 richiama quanto il nostro territorio possa essere vulnerabile di fronte agli eventi climatici estremi. Proprio per questo riteniamo indispensabile affrontare la questione nucleare con il massimo rigore scientifico, con assoluta trasparenza e con la piena partecipazione delle comunità interessate.
Contestiamo inoltre l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche per operazioni che riteniamo prevalentemente propagandistiche e prive di una reale utilità per il Paese.
Pensiamo, tra gli altri esempi, alle politiche relative al centro realizzato in Albania, al progetto del ponte sullo Stretto e al proseguimento di grandi opere sulle quali sarebbe necessario aprire un serio confronto pubblico sulla loro effettiva utilità, sulle priorità del Paese e sull’impiego delle risorse collettive.
Le politiche migratorie
Esprimiamo la nostra contrarietà anche alle politiche in materia di immigrazione. Riteniamo che criminalizzare le persone migranti, ostacolare percorsi di accoglienza e di integrazione e produrre condizioni di irregolarità e clandestinità non rappresenti una soluzione ai problemi reali del fenomeno migratorio.
Vercelli ha potuto constatare direttamente come le politiche adottate negli ultimi anni abbiano spesso prodotto una progressiva emarginazione delle persone, lasciandole prive di strumenti adeguati per costruire un percorso di autonomia e di integrazione.
Dietro le definizioni burocratiche e le contrapposizioni politiche vi sono persone, uomini e donne, spesso costretti ad abbandonare i propri Paesi per guerre, persecuzioni, povertà e condizioni di vita insostenibili.
Nessuna politica può essere giusta se dimentica la dignità della persona.
L’impoverimento del Paese
Contestiamo una politica economica che non sembra offrire risposte sufficienti alla progressiva perdita del potere d’acquisto delle famiglie.
Anche nel nostro territorio molte persone che fino a pochi anni fa appartenevano al ceto medio si trovano oggi in condizioni di crescente difficoltà. L’aumento del costo della vita, delle bollette, dei carburanti e dei beni essenziali ha prodotto un impoverimento diffuso. Il carrello della spesa è diventato sempre più pesante per un numero crescente di famiglie.
Allo stesso tempo, il nostro Paese continua a caratterizzarsi per livelli salariali insufficienti e per una condizione di precarietà che colpisce soprattutto le nuove generazioni. Contestiamo l’assenza di una vera politica industriale capace di difendere l’occupazione, sostenere l’innovazione e garantire prospettive ai lavoratori.
Mentre migliaia di lavoratori rischiano il licenziamento e numerose realtà produttive attraversano profonde crisi, l’Italia ha bisogno di una politica industriale seria, capace di programmare il futuro e non di limitarsi a gestire le emergenze.
Sanità, servizi pubblici e fasce più deboli
Particolarmente grave ci appare la progressiva difficoltà di accesso alla sanità pubblica.
Sempre più cittadini rinunciano alle cure o sono costretti a rivolgersi al settore privato perché non riescono a ottenere in tempi ragionevoli le prestazioni necessarie. La salute non può diventare un privilegio riservato a chi dispone delle risorse economiche per pagarsi le cure. La sanità pubblica, universale e accessibile costituisce uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia e deve essere difesa e rafforzata.
Non possiamo inoltre accettare che la scuola pubblica venga considerata un settore sul quale sia possibile risparmiare. Investire nella scuola significa investire nella formazione culturale e professionale delle nuove generazioni e, quindi, nelle condizioni stesse dello sviluppo economico del Paese. Non esiste una crescita economica solida e duratura senza un adeguato investimento nel capitale umano. Un Paese che non investe nella formazione, nella conoscenza e nelle competenze dei propri cittadini rinuncia a migliorare la propria produttività, a sviluppare innovazione e a creare lavoro qualificato.
La scuola pubblica non è dunque soltanto uno strumento di emancipazione, di uguaglianza e di crescita civile: è anche uno dei principali investimenti economici che uno Stato possa compiere. Se non si investe nella formazione culturale di un Paese, non si pongono le basi per aumentarne la produttività, la capacità di innovare e, conseguentemente, la ricchezza complessiva e il prodotto interno lordo. Per questo la scuola pubblica deve essere difesa e rafforzata, garantendo risorse adeguate, personale qualificato e condizioni che consentano a ogni giovane, indipendentemente dalla propria condizione economica e sociale, di accedere a una formazione di qualità.
Non possiamo infine accettare che, mentre vengono ridotte o messe in discussione risorse destinate ai servizi essenziali e alle fasce più fragili della popolazione, non venga affrontata con la necessaria serietà la condizione dei giovani, il loro futuro lavorativo e la possibilità per le nuove generazioni di costruire la propria vita nel nostro Paese.
Il futuro di Vercelli
La nostra critica, tuttavia, non è soltanto protesta. Noi crediamo nelle potenzialità di Vercelli e del suo territorio.
Il nostro piccolo capoluogo ha svolto nel corso della storia un ruolo importante. È stato libero Comune, sede di una delle più antiche istituzioni universitarie italiane e protagonista di fondamentali esperienze di emancipazione sociale. La lotta delle mondine e la conquista di fondamentali diritti dei lavoratori rappresentano una parte importante della nostra storia.
Anche il contributo del territorio vercellese alla Resistenza e alla Liberazione costituisce un patrimonio che deve essere custodito e trasmesso alle nuove generazioni. Crediamo che il rilancio di Vercelli debba nascere dalla partecipazione, dalla condivisione e dalla capacità di individuare obiettivi comuni.
Chiediamo un’agricoltura di eccellenza che sappia coniugare produttività, tutela della biodiversità e sostenibilità ambientale. Chiediamo politiche agricole attente alla qualità del territorio e contrarie a modelli produttivi che possano comprometterne l’equilibrio ambientale.
Riteniamo indispensabile riconoscere e valorizzare il ruolo dell’irrigazione e del sistema idrico come strumenti fondamentali di presidio e tutela del territorio, promuovendo al tempo stesso una gestione sempre più razionale e sostenibile delle risorse.
Vercelli occupa inoltre una posizione strategica tra Torino e Milano ed è servita da importanti infrastrutture ferroviarie e autostradali. Queste potenzialità devono essere valorizzate attraverso investimenti, innovazione e una visione capace di guardare al futuro.
Occorre investire maggiormente nel ruolo universitario della città, nella ricerca, nella valorizzazione della sua storia, della sua arte e del suo patrimonio culturale.
Vercelli potrebbe diventare un laboratorio di sperimentazione di attività innovative a basso impatto ambientale, nel quale l’integrazione tra agricoltura, università, sanità, mobilità, lavoro, servizi e istituzioni possa produrre risultati concreti in termini di occupazione, salute e tutela dell’ambiente.
Conclusioni
Presidente Meloni, noi non condividiamo la direzione politica intrapresa dal Suo Governo. Riteniamo che molte delle scelte compiute in questi anni siano orientate più al mantenimento e al consolidamento del potere che alla soluzione dei problemi reali delle persone e dei territori.
Noi chiediamo un’altra Italia.
Un’Italia che difenda e applichi pienamente la Costituzione.
Un’Italia che scelga la pace anziché il riarmo.
Un’Italia che difenda la sanità e la scuola pubbliche.
Un’Italia che garantisca lavoro dignitoso e salari adeguati.
Un’Italia che affronti seriamente la crisi climatica.
Un’Italia che non abbia paura del dissenso.
Un’Italia che riconosca la dignità di ogni persona.
E chiediamo un’altra prospettiva anche per Vercelli e per il suo territorio: una prospettiva costruita sulla partecipazione, sulla giustizia sociale, sulla tutela dell’ambiente, sulla cultura e sul lavoro. Per queste ragioni, in occasione della Sua presenza nella nostra città, sentiamo il dovere di farLe conoscere pubblicamente la nostra contrarietà. Lo facciamo pacificamente, democraticamente e alla luce del sole. Perché crediamo che la democrazia non significhi soltanto votare, ma anche partecipare, dissentire, discutere e difendere quotidianamente i principi sui quali la nostra Repubblica è stata fondata.
Vercelli è parte di questa Repubblica. Vercelli ha una storia. Vercelli ha una memoria. E Vercelli ha il diritto di costruire il proprio futuro senza rinunciare ai valori della Costituzione, della libertà, della democrazia e dell’antifascismo.
Invitiamo pertanto tutte le forze politiche e le realtà democratiche che condividono i principi e le richieste contenuti in questa lettera a sottoscriverla e a farla propria, affinché questa iniziativa possa diventare l’espressione di una voce ampia, plurale e unitaria del nostro territorio.
In Fede
Il Comitato per il No referendario
(quale portavoce Avv. Luca Mancini)
| Aderiscono: ARCIGAY Vercelli A.V.S. C.G.I.L. Vercelli – Valsesia Movimento 5 Stelle Rifondazione Comunista Biella – Vercelli Parte in Causa e Cani Sciolti – Gruppi antispecisti Vercelli |

